I sabotatori attraccano nel porto dei veleni

(...) hanno saldato ai binari che corrono dentro lo scalo 20-vagoni-20 di treni merci, interrompendo quattro «linee» che conducono al deposito. Per la saldatura siano stati impiegati otto pezzi di metallo sistemati sulle ruote come fossero zeppe usate per bloccare le auto in divieto di sosta. Che ha significato, nel caso specifico: impedire completamente la circolazione nell’area adiacente alle banchine. E chi in principio pensava a un semplice «gesto dimostrativo», magari per il clima di nervosismo che caratterizza la vertenza in corso sul trasporto ferroviario nello scalo (affidato alla società Ferport), è stato costretto a prendere in considerazione ben altre e più inquietanti ipotesi: davanti e dietro alle ruote sono stati inseriti cunei di metallo, in modo che, «se un convoglio si fosse messo in movimento - spiegano gli addetti ai lavori - avrebbe potuto deragliare». Con quali conseguenze è facile immaginare.
A parlare, chiaro e tondo, di sabotaggio è innanzi tutto il presidente dell’Autorità portuale, Luigi Merlo, che usa espressioni per lui insolitamente dure, ma adeguate alla gravità dell’episodio: «Abbiamo già presentato denuncia contro ignoti - esordisce Merlo - perché si tratta di un episodio da non sottovalutare». Il vertice di Palazzo San Giorgio sottolinea «le forti tensioni» che ha suscitato negli ultimi giorni la vertenza tra la Ferport e i lavoratori: «L’atto di sabotaggio - insiste Merlo - stato compiuto nelle ore immediatamente successive alla mediazione che io stesso ho compiuto tra la direzione e i sindacati, proponendo la ripresa del dialogo. Le parti hanno responsabilmente accettato. Quanto accaduto, dunque - conclude il presidente dell’Authority - mi fa pensare che vi sia qualcuno che lavori per evitare che si risolvano le questioni. Ora più che mai servono nervi saldi e senso di responsabilità. Mi auguro che se qualcuno ha visto parli, e che le forze dell’ordine scoprano al più presto gli autori».
Sono proprio le forze dell’ordine ad avere impresso un’accelerazione all’indagine, dopo che, in un primo tempo, parevano orientate all’idea del «gesto a scopo dimostrativo», senza la volontà di «creare situazioni di pericolo». La polizia marittima aveva sì ipotizzato il reato di sabotaggio, ma spiegando in un primo tempo «come gli autori del gesto avessero avuto l’accortezza di segnalare la presenza dei vagoni bloccati sistemando in evidenza delle bandiere rosse». Uno scenario non condiviso dagli stessi rappresentanti dei lavoratori della Ferport, convinti che la modalità seguita dai sabotatori avrebbe potuto provocare pericolo: «L’atto compiuto è assolutamente lontano dalla nostra azione sindacale - tengono a precisare i delegati di Cgil e Cisl, Ferretti e Sorace -. I dipendenti sono totalmente estranei a questa vicenda e sono anzi pronti a fornire la massima collaborazione per individuare i responsabili». Molto più prudente il presidente della Regione, Claudio Burlando, secondo cui «non si può accusare ancora nessuno del sabotaggio e per scoprire i responsabili bisogna attendere la fine dell’indagine della polizia, mantenendo la calma e lavorando per evitare nuove tensioni. Io credo - prosegue Burlando - che l’Autorità portuale saprà agire anche in questa vicenda della Ferport trovando soluzioni condivise che possano aiutare a riportare la calma sulle banchine».
Per la melassa, dunque, nessun problema: ci pensa la Regione.