I saggi apocalittici

Una mafia tentacolare, una politica corrotta, una gioventù disastrata e una Chiesa immorale. E poi crisi, complotti e «nuovi barbari». I titoli più venduti nel nostro Paese sono tutti stranamente catastrofisti...

La passione per complotti, intrighi, malapolitica, e crimini vari sta conquistando il pubblico della saggistica italiana. Da Gomorra, il romanzo-saggio sulla mafia di Roberto Saviano, alle «mappature castali» degli ottimi Stella e Rizzo (La deriva. Perché l’Italia rischia il naufragio e La casta), ai manuali «igienisti» della coppia Travaglio-Gomez contro il contagio sociale (Se li conosci li eviti), l’editoria italiana sta diventando una dettagliata «mostroteca», nella quale non manca nessuno, dai grassatori ai corrotti, dai mafiosi ai «barbari». Non si presentano invece all’appello degli interessi dei nostri intellettuali, i libri in positivo, non si pretende il classico Come diventare miliardari di Dale Carnegie, ma neppure l’attuale Il cervello infinito di Norman Doidge, che racconta le fantastiche possibilità della mente umana svelate dalle neuroscienze. La vita, lo sviluppo, non vince premi, non va in classifica. Appassiona la morte, il degrado, ciò che non funziona e inquieta. L’entusiasmo poi è solo cattivo gusto, da cui tenersi alla larga.
Perché ha così tanto successo la saggistica «apocalittica»? Soprattutto per la sua capacità di farti vedere i «mostri», come qualcosa che è sempre, e comunque, fuori di te. Insomma, lo sbagliato non sei mai tu. Il che non equivale a garantirti che invece tu vai bene, ma quasi. Anche perché, fatalmente, leggendo le cattiverie dei «mostri», un po’ ti arrabbi, e quindi ti senti già quasi buono. Solo la narrazione delle malvagità aristocratiche consentiva ai sans culottes di trascinarli allegramente alla ghigliottina, e poi dormirci anche sopra. La descrizione del male, soprattutto quando non è di grana finissima, fa sentire migliore chi vi assiste, o la legge. In una fase storica nella quale certamente le cose non vanno benissimo, e quindi nessuno si sente davvero a posto, la saggistica «mostrificante» ci tranquillizza dicendoci che non abbiamo proprio nulla da rimproverarci, visto che ci sono in giro dei tipi così, ed hanno anche successo.
Non solo. In un momento di stasi economica, in cui è difficile fare carriera e avere delle perfomances brillanti, la saggistica «apocalittica» ci toglie qualsiasi senso di colpa anche per quello. Come diavolo vuoi far carriera se il potere politico ed economico è occupato da gente come questa? Quando la scena pubblica è occupata da politici mascalzoni e collusi, da una religiosità avida e questuante, insomma da un personale vampiresco, al quale è già difficilissimo sopravvivere, figuriamoci come è possibile imporsi e farsi spazio.
La descrizione, accurata o fantasiosa, della «mostroteca» nazionale, diventa così la più sicura assoluzione di una categoria di lettori (l’intellettuale medio, acquirente della saggistica italiana), che sta attraversando una fase di perdita di interessi e vitalità. Mentre la scienza corre a traguardi impensabili, mentre l’economia vede continenti rinascere e vecchi mondi accartocciarsi, i nostri intellettuali contemplano i loro mostri in formalina, come facevano i Vicerè di De Roberto coi loro aborti conservati sugli armadi.