I saggi Alla ricerca di una cura anti declino

L’università è da sempre, in Italia, un tema spinoso. E in effetti gli atenei italiani, tolti i poli di eccellenza, arrancano, faticano a piazzarsi bene nelle classifiche internazionali. Ecco allora arrivare libri come quello del professor Nicola Gardini I baroni (Feltrinelli), da cui parte il dibattito di questa pagina, oppure Parentopoli (Marsilio) di Nino Luca che mette il dito nella piaga del nepotismo che sembra affliggere i nostri atenei. Un fenomeno così diffuso che qualche docente è arrivato, pur di difenderlo, ad espressioni surreali tipo: «I nostri figli sono più bravi perché hanno la forma mentis tipica di noi professori». Al di là del rivelare limiti e magagne, il nodo vero è però quello di pensare soluzioni per il futuro. Un grosso sforzo in questo senso viene dal piccolo saggio di Paola Potestio L’università italiana: un irrimediabile declino? (Rubbettino). Il libro prende le mosse da tre dei fardelli più pesanti che frenano la corsa del nostro sistema università. In primo luogo le riforme mancate e le riforme sbagliate a partire dalla legge del 1998 che ha rivoluzionato i concorsi e il decreto ministeriale del 1999 che ha rivoluzionato l’assetto didattico moltiplicando gli insegnamenti. Nonostante le aspettative, la lentezza dei concorsi, il basso numero dei laureati e i troppi abbandoni non ne hanno tratto giovamento. Anzi. Il secondo pegno pagato è per l’autrice il peso delle lobbies e delle forze corporative dei docenti che ostacolano il ricambio. Il terzo è l’incapacità della politica di una progettualità aliena da tatticismi di breve respiro. All’interno di questa analisi, non tenera, la Potestio, ordinario di Economia presso l’Università Roma III, ha evidenziato come alcune delle riforme portate avanti dal ministro Gelmini siano un efficace tentativo di modificare la stagnazione, a partire dalla possibilità per le università di strutturarsi in fondazioni e dalla riforma dei concorsi con l’idoneità unica. Sono un inizio, contrastato dalle lobbies, ma comunque un inizio.