«I saloni d’autunno? Meno peggio del previsto»

A conclusione dei principali saloni autunnali (Genova, Cannes e Fort Lauderdale) abbiamo chiesto ad alcuni imprenditori un giudizio sull’avvio della stagione, quale salone ha risposto meglio alle aspettative dei cantieri, come hanno visto le novità di Genova 2011 e quali novità hanno riscontrato più in generale. Ecco che cosa ci hanno risposto.
MASSIMO PEROTTI
L’avvio della stagione è stato difficile a causa di un Salone di Cannes molto sottotono. Genova prima, e Fort Lauderdale poi sono stati in crescendo. La Florida è andata oltre le aspettative, si sono visti molti clienti americani come da anni non si vedevano. Genova, nonostante tutto, è stato interessante. Sottolineo il successo dell’«apertura» alla città. Ma penso anche che il Nautico debba prendere a esempio il Salone del Mobile di Milano per innalzare il livello intellettuale e professionale della rassegna, rivolgendosi di più a personaggi noti del settore nautico internazionale. Se Genova è il più grande salone del mondo per dimensione e partecipazione, dovrebbe diventare anche il salone più autorevole del mondo per professionalità, design, tecnica, ma anche in fatto di esperti di marketing, commerciale, regolamentazione, fiscalità e per tutto quello che riguarda le attività accessorie quali service, charter e clou management.
LAMBERTO TACOLI
I bilanci sono prematuri, ma confermo le preoccupazioni per l’anno nautico in corso. Fort Lauderdale ci ha dato un feedback migliore, del resto è sempre stato l’indicatore significativo della nautica americana. Gli altri saloni sono andati lentamente in crescendo, e questo ci rende cautamente ottimisti per i prossimi mesi, nonostante la fase congiunturale sia ancora piuttosto complessa. Il mercato dei megayacht è sicuramente quello che ci sta fornendo le migliori risposte e che sta mostrando un grande apprezzamento nei confronti delle nostre imbarcazioni. Genova e Montecarlo sono risultati in linea con le nostre aspettative mentre ha un po’ deluso Cannes. Genova quest’anno ha migliorato l’offerta, cosa peraltro difficile in momenti di crisi e recessione. Credo sia l’inizio di un nuovo, interessante percorso.
PIERO FORMENTI
La stagione si presenta molto difficile, soprattutto in Italia. Cannes è stata piuttosto deludente mentre il Grand Pavois di La Rochelle ci ha dato ottimi risultati. Genova, per noi, è stato migliore delle previsioni. Fort Lauderdale rappresenta il nostro debutto negli Usa dove peraltro abbiamo presentato un prodotto molto innovativo. L’avvio di stagione quindi si presenta promettente, ma aspettiamo la primavera per capire meglio. Genova? Molto bene l’integrazione con il territorio, ma è difficile fare arrivare i clienti a causa della viabilità e della mancanza di parcheggi. Oltre al brigantaggio degli hotel che triplicano le tariffe.
LORENZO SELVA
Come espositore ho partecipato solo al salone di Genova. Tuttavia la nuova stagione conferma la crescente importanza dell’export per le nostre aziende, piccole e medie comprese: la nostra società esporta oggi circa il 70% della produzione e, proprio a Genova, abbiamo concluso un contratto con un importante distributore spagnolo, ma anche con diverse realtà del Venezuela e della Colombia. Abbiamo acquisito clienti anche in Ucraina e in Montenegro. Di Genova ho apprezzato «GenovaInBlu», un vero un successo. Da ripetere! Buona l’apertura serale il primo giorno. In ogni caso eravamo preparati a un Salone difficile e molto competitivo e tale si è rivelato. Un dettaglio: gli hotel sono una spesa folle per le aziende.
CATALDO APREA
Apreamare ha partecipato ai tre saloni in maniera diretta, registrando però un calo rispetto al passato. Ritengo che la congiuntura, sia in Italia - dove la nautica è «perseguitata politica» - sia nel resto del mondo penalizzi pesantemente il nostro settore. In più, a oggi non esistono ancora proposte per uscire dalla crisi e le banche, che dovrebbero affiancare le imprese, sono latitanti. Nonostante tutto a Genova siamo stati apprezzati da un pubblico di nicchia. Per importanza, subito dopo Genova io dico sicuramente Cannes, per location e timing. Bene il cambiamento notato a Genova: il Nautico si è finalmente aperto alla città. Per le prossime edizioni vorrei l’apertura ad altri settori del lusso per richiamare più visitatori.
RAFFAELLA RADICE
Nonostante le preoccupazioni, è positivo che voglia di barca e passione per il mare non siano scemate benché limitate dalla difficile congiuntura economica, dalle questioni fiscali, e forse anche da un sentimento di “autolimitazione” nell’acquisto di prodotti legati al tempo libero, conseguenza della crisi. Fort Lauderdale è il Salone che ci ha fatto vedere i risultati migliori. Nonostante il tempo avverso l’esito della rassegna è stato positivo: senza dubbio la crisi coinvolge anche l’America, ma i diportisti Usa sono meno penalizzati dal fisco. Genova? Ha presentato elementi di positività, come «GenovaInBlu» e l’apertura serale del primo giorno. Sono state eccellenti iniziative. Restano invece insolute diverse criticità: costi di movimentazione delle barche e degli allestimenti. Partecipare a un Salone è un investimento importante per le aziende, per questo motivo bisognerebbe cercare di limitare il numero di appuntamenti europei.
PAOLO CASANI
C’è stato un crescendo di salone in salone. Dopo l’avvio deludente di Cannes, Genova è apparsa più dinamica con risultati superiori alle aspettative. Decisamente meglio Fort Lauderdale. Negli Usa Azimut ha stabilito il proprio record di vendite retail (al cliente finale). In ogni caso non ho registrato segnali importanti di innovazione. Sarebbe opportuno rivedere la filosofia delle rassegne. Di Genova ho apprezzato il maggiore collegamento tra il Salone e la città, ma ci sono ancora numerose aree di miglioramento. In primo luogo suggerirei di ridurre la durata della manifestazione. Da rivedere il lay out delle aree espositive, che quest’anno hanno crudelmente rivelato la diminuzione del numero degli espositori creando uno sgradevole senso di vuoto. Altra nota dolente sono i costi altissimi che le aziende devono sostenere e a cui troppo spesso non corrispondono infrastrutture adeguate (hotel, parcheggi, servizi di ristorazione, eccetera). Che cosa dire poi delle imperdibili manifestazioni di protesta che puntualmente segnano l’inaugurazione del salone, lasciando attoniti e increduli i visitatori stranieri?
Ricollegandomi al primo punto, credo che si debba lavorare proprio in quella direzione, creando sempre maggiori sinergie con altre espressioni del mondo del lusso che rappresentino elementi di attrazione per i visitatori, valorizzino il profilo internazionale della manifestazione e ne potenzino il cotè glamour, evitando così di lasciare al Salone di Cannes questa prerogativa.