I SALTIMBANCHI COSTITUZIONALI

Giù le mani dalla Costituzione. Può, così com'è, piacere o non piacere: ma almeno la si rispetti. Lo si faccia, anzitutto, non immischiandola nella quotidianità spesso miserevole della politica politicante, e lasciando ai suoi precetti la dovuta solennità. Un testo da invocare in situazioni e momenti gravi, perigliosi, decisivi, non da sbandierare ogni momento quasi che si trattasse d'un ritornello di San Remo.
Invece proprio questo sta succedendo: costituzione qua, costituzione là. Abbiamo costituzionalisti a bizzeffe. La si tira in ballo, povera Magna Charta, per qualsiasi questioncella sull'attività quotidiana di governo, ogni legittima critica a questo o quel provvedimento diventa un quesito da sottoporre a istanze supreme. Dalle quali si vuole che il provvedimento sia ritenuto non sbagliato o difettoso, ma sacrilego, blasfemo, oltraggioso per la democrazia, contrario agli statuti europei ed atlantici, razzista, oscurantista.
In questa operazione disinvolta, che assoggetta la Costituzione alla fazione, si distinguono proprio coloro che non si stancano mai di rendere omaggio retorico alle norme su cui si regge la Repubblica italiana. La Costituzione è violata, per manifesto abuso, da quanti si ergono a suoi difensori, squadernandola in atteggiamento intimidatorio davanti al Capo dello Stato. D'accordo, dobbiamo essere pronti a contrastare ogni deriva autoritaria: e tuttavia ci riesce difficile intravedere un tentativo golpista nei tremila militari che pattuglieranno le strade o nelle misure del ministro Brunetta contro i fannulloni.
Ma gli ardimentosi difensori del fortilizio costituzionale, loro sì intravedono. Per loro il tallone di ferro si annuncia con le impronte ai rom, con il lodo Alfano, con l'aggravante della clandestinità nei reati degli extracomunitari, con la creazione d'una Procura speciale a Napoli per i rifiuti e così via, fino alla norma battezzata «anti-precari». Ecco allora la Costituzione multiuso, da chiamare in servizio su tutto. Come il governo si muove lo si vuole fulminare con il fuoco della Consulta. Si vorrebbe che la politica - con i suoi fisiologici dibattiti e contrasti tra maggioranza e opposizione - venisse accantonata, e che la sostituisse il duello tra dottori più o meno sottili del diritto e del cavillo. È in atto una mutazione della vita pubblica italiana che rischia di trasformarla in un immane «un giorno in pretura». Con la Consulta al livello più alto, e il consiglio di Stato o i Tar ai livelli inferiori. Meritiamo di meglio. Meritiamo che la politica si faccia, apertamente e lealmente, nelle sedi politiche, e che la Costituzione sia tenuta al riparo dal tifo organizzato. Non ne ha bisogno.