«Con i Santoro non si vincono le elezioni»

Nicola Piepoli: «Non porta voti in più, semmai li fa perdere»

Paolo Brusorio

da Milano

«Sapete chi ci ha guadagnato dal ritorno di Santoro in tv? Non la sinistra e nemmeno la destra, ma Celentano e la Rai. Aldilà delle polemiche di facciata, in viale Mazzini hanno stappato decine di bottiglie di champagne per gli ascolti».
Nicola Piepoli, ricercatore con un passato anche nello staff di Samarcanda, uno quindi che Santoro lo conosce da vicino, è immerso nella lettura di Le Monde. Attratto da un servizio sul Brasile visto che tra non molto si metterà in affari con il Paese sudamericano, alza gli occhi dal quotidiano francese e prova a interpretare i riflessi politici dello show di Celentano. Lo fa senza sondaggi, come un trapezista senza rete.
Allora, Santoro lascia Strasburgo per tornare in Rai. Una mossa per contrastare Berlusconi?
«Niente affatto. Santoro è un attore politico, tra lui e un politico di professione c’è una grande differenza. Il suo compito è quello di fare audience, di trascinare il pubblico davanti al teleschermo».
Per il centrodestra non fa informazione, ma politica. Concorda?
«Nessun Paese democratico prenderebbe politicamente sul serio Santoro. Andate in Francia e chiedete a chi importa quello che pensa il conduttore di un telegiornale o di un talk show? A nessuno».
Scusi, ma se fosse come dice lei, perché Santoro, Daniele Luttazzi o Sabina Guzzanti non sono più comparsi in televisione?
«Mi meravigliai allora e sono meravigliato ora per tutto il polverone causato dalla trasmissione di Celentano».
Berlusconi ha fatto capire che alla fine certe aggressioni faranno il suo gioco. È possibile?
«Ha ragione. Perché il demonizzatore finisce per esaltare l’avversario, non per indebolirlo. Nel 2001, tra i fattori che hanno contribuito al successo della Casa delle libertà, ci fu anche Marco Travaglio con i suoi attacchi. Ma se il centrosinistra dovesse insistere su questa strada dimostrerebbe poca cultura politica».
Par di capire che siamo di fronte all’ennesima anomalia italiana.
«Certo. In Francia, in Spagna o in Inghilterra nessuno si sognerebbe mai di attaccare frontalmente l’avversario. Chirac non ha mai insultato Jospin e viceversa: farlo, avrebbe portato alla delegittimazione da parte dei propri elettori».
Ma qui, con l’anomalie ci andiamo a braccetto. Quindi: quanti voti possono spostare comici e giornalisti. Gli attori, come li ha chiamati lei?
«Non portano a casa un voto in più. Semmai li fanno perdere. Sa qual è l’unica cosa che spostano?».
Dica
«L’audience. Per la gioia delle reti che li ospitano».
Ieri sera, il segretario ds Piero Fassino era ospite di «C’è posta per te», la trasmissione di Maria De Filippi. Un prototipo di quella tv berlusconiana da sempre osteggiata: come verrà percepito dagli elettori questo cambio di strategia?
«Da sempre, qualsiasi avvicinamento della politica ai mass media è visto con benevolenza. Il primo a capirlo fu Andreotti, un fuoriclasse in questo senso: vi siete dimenticati delle sue comparsate ai varietà o al Processo del lunedì?».
Per finire: l’Unità, Liberazione e altri esponenti vicino al centrosinistra non hanno gradito il ritorno in televisione di Michele Santoro. Invidia da palcoscenico o primi segnali di corto circuito?
«Non lo so, dovrei fare un sondaggio».