I sarti sono in via d’estinzione, Milano cerca chi ha la "stoffa"

Nella capitale della moda appello degli artigiani ai giovani. «Servono nuovi apprendisti, il mestiere rischia di sparire». Centinaia le botteghe chiuse negli ultimi dieci anni. E molti hanno perso il lavoro

È allarme nella capitale della moda. I sarti sono in via di estinzione. Anno dopo anno, la «vecchia guardia», quella che ha fatto grande la Milano dellE passerelle va in pensione, e le botteghe chiudono. Un bel paradosso: mentre, infatti, le ditte falliscono e centinaia di lavoratori rimangono sulla strada, le botteghe sartoriali sono alla ricerca disperata di apprendisti. L’occasione è l’undicesima edizione della sfilata dei maestri sartori che si terrà nella sala delle Colonne al museo della Scienza e della Tecnica, sfilata che sarà aperta dalla collezione di 4 stilisti emergenti.
Negli ultimi dieci anni le sartorie artigianali si sono dimezzate - registrando un calo del 52% - riducendosi a non più di 400. In particolare 240 sono sartorie «da donna», mentre 160 di abiti maschili. E lo scenario non migliora su scala regionale: in Lombardia le sartorie «superstiti» sono 1110, il 95% in meno rispetto al 1990. Qual è la causa di questa strage silenziosa? In parte l’aumento degli affitti, che raggiungono cifre proibitive soprattutto in centro, in parte il pensionamento dei maestri sartori, ma soprattutto la mancanza di apprendisti. «Uno studio dell’Unione degli Artigiani della Provincia di Milano - spiega il segretario Marco Accornero - rileva che il 48,7% delle sartorie sarebbero disponibili ad assumere uno o due nuovi addetti, per un totale di 450/500 posti di lavoro». Trovarli.
Franco Prinzivalli, cresciuto a pane e filo - a 13 anni cominciò a cucire, a 18 arrivò da Palermo a Milano con il fagotto e tanto voglia di imparare - è direttore dell’Associazione nazionale sartori, e vanta ben 5 monografie in giapponese. Uno di quegli uomini che si sono fatti da sé. Ebbe la fortuna - e anche l’abilità - di essere preso nella sartoria di Donnini e Caraceni, dove si lavorava a cottimo, ma si confezionavano gli abiti per Onassis e Luchino Visconti. «All’inizio fu molto frustrante perché erano tutti più bravi di me. Con la scusa di salutare il maestro - racconta - mi infilavo nella sua stanza per cercare di “rubare” qualche prezioso trucchetto. Nella sartoria è così, bisogna cercare di fare sempre meglio e per me era una questione di orgoglio». Com’è la situazione nella sua bottega di via Borgogna? «Mi è arrivato in questi giorni l’avviso: l’anno prossimo l’affitto verrà raddoppiato...». Prinzivalli, 68 anni, non ha eredi. «I giovani non sono interessati: è impossibile, per esempio, trovare a Milano un’occhiellaia che abbia meno di 70 anni. La causa è duplice: da un lato non ci sono buone scuole, e in bottega servono pantalonai, occhiellai, gilettai. Dall’altro i giovani non hanno voglia di fare sacrifici, vogliono il week end e la serata liberi, cosa che per me è inconcepibile». Come si sente all’idea che un giorno sarà tutto finito? «Sono rassegnato - risponde - ma mi costruirò un angolino da sarto in casa, quando andrò in pensione sarà il mio rifugio. Non riesco a pensare all’idea di stare con le mani in mano: ho lavorato talmente tanto che non ho avuto tempo per coltivare hobby...». È rimasta la passione.