I segreti di Cia e MI6 nelle mani di Hamas

È la più grossa fuga di informazioni subita da israeliani, americani e britannici dall’inizio della guerra al terrorismo. Un lunghissimo elenco di nomi di agenti dei servizi segreti stranieri, che in questi anni avrebbero collaborato con l’intelligence dell’autorità palestinese e con varie altre agenzie di spionaggio ad essa collegate.
È su questi preziosissimi dossier, al cui interno sono contenuti identità, reti e trame degli 007 occidentali, Cia e intelligence israeliana incluse, che Hamas avrebbe messo le mani dopo l’assalto ai fortini palestinesi a Gaza. Migliaia di fascicoli e centinaia di computer consentiranno così ai fondamentalisti islamici di scoprire agenti, informatori e politici che avrebbero collaborato e passato informazioni alle reti straniere di spionaggio e controspionaggio, agendo in collaborazione o addirittura anche dell’MI6 britannico e dell’Fsb russo.
Il ritrovamento è stato confermato da Hamas, che ha annunciato ieri «la scoperta di migliaia di nomi di traditori» con i quali hanno lavorato in questi anni i servizi segreti dell’autorità palestinese, noti per le loro solide relazioni anche con la Cia. I rapporti fra l’Anp e le «spie» iniziano nel 1970, quando Yasser Arafat viveva in Libano e proprio grazie agli agenti americani riuscì poi a riparare al sicuro a Tunisi, e sono ripresi (dopo un periodo di relativa freddezza) agli inizi degli Anni ’90. «Il governo israeliano ancora una volta ha sottovalutato il pericolo - dicono criticamente gli analisti a Tel Aviv - perché piuttosto che far finire nelle mani degli integralisti islamici quel materiale, avrebbero dovuto bombardare e radere al suolo i due edifici».
Una parte dei documenti, custoditi nel Mukhabbarat, nel centro di Gaza, e nel palazzo dell’Intelligence preventiva a Tel Awa, riguarderebbe delicate questioni interne alla politica palestinese, come la destinazione dei milioni di dollari giunti sotto forma di aiuti negli anni scorsi (anche da parte dell’Unione europea) e poi dispersi in una fitta rete di corruzione. Strumenti utili per Hamas, che potrebbe intanto occuparsi direttamente dell’eliminazione dei «traditori» o potrebbe addirittura alzare il prezzo di questo scottante materiale. Perché il vero rischio ora - e gli analisti israeliani si dicono certi che più che di un rischio si tratti di una certezza - è che gran parte dello scottante materiale finito nelle mani di Hamas venga trasferito ai servizi di intelligence iraniani e siriani, in un momento delicatissimo nei rapporti fra la Siria e gli Stati Uniti e Teheran e Washington. L’Iran e Damasco saranno certamente disposti a pagare a peso d’oro quelle preziosissime informazioni. Hamas potrebbe così trovare, con la diffusione dei dossier, nuove fonti di finanziamento.