I segreti dell’universo svelati da una cometa

Le immagini della collisione saranno riprese e trasmesse a terra

Eleonora Barbieri

Una missione tutta hollywoodiana, dal nome alla data: «Deep impact», la sonda lanciata dalla Nasa per studiare la composizione di una cometa, la «Tempel 1», dovrebbe colpire il bersaglio alle 7.52 (ora italiana) di oggi, 4 luglio, «Independence day» per la storia e per il cinema di fantascienza. Ieri infatti è stato sparato il proiettile destinato a trafiggere il corpo celeste per proiettare nello spazio un gran numero di frammenti che - così sperano gli scienziati americani - permetteranno di conoscere da vicino il materiale di cui è composto il «cuore» delle comete: «ingredienti» che rispecchiano, secondo gli esperti, la costituzione originaria della nostra galassia.
Nell’omonimo film di Mimi Leder, uscito nelle sale nel 1998, gli astronauti erano impegnati ad evitare la devastante collisione di una cometa con il nostro pianeta; in questo caso, invece, «Deep impact» servirà a conoscere le origini dell’universo e della vita stessa, poiché i materiali contenuti nel nocciolo di «Tempel 1» sarebbero gli stessi che hanno consentito anche la formazione dell’acqua. Per riuscire a carpire i segreti della cometa dalla caratteristica forma «a cetriolo» - scoperta nel 1867 da Ernst Wilhelm Liebrecht Tempel, di cui porta il nome - il metodo sarà necessariamente un po’ brusco: il proiettile destinato a perforarla, denominato «Smart impactor», ha le dimensioni di una lavatrice, pesa 370 chilogrammi ed è rinforzato da una copertura di rame; considerando che viaggia alla velocità di 37mila km/h, è come se «Tempel 1» venisse investita da quattro tonnellate di tritolo.
Ma la cometa, assicurano gli scienziati, sopravviverà: sarà avvolta da un’ampia nube di frammenti - ciò a cui mirano gli uomini della Nasa - ma non subirà particolari danni né modifiche di traiettoria e, soprattutto, non c’è nessun rischio di impatto con la Terra. La collisione infatti deve avvenire a 133 milioni di chilometri dalla superficie del nostro pianeta, nel momento in cui «Tempel 1» si trova a passare vicino al Sole - un evento che si verifica ogni cinque anni e mezzo. Per centrare l’obiettivo gli studiosi di Cape Canaveral hanno fatto partire la sonda il 12 gennaio scorso, quando, alle 19.47, ha lasciato la base americana del Kennedy Space Center, in Florida. Da allora, il suo viaggio non si è più fermato: centosettantatré giorni di crociera nello spazio alla velocità di 37mila km/h - più o meno, come andare da New York a Los Angeles in meno di sei minuti e mezzo - per percorrere una distanza di 431 milioni di chilometri.
Ieri, al momento del lancio di «Smart impactor», la sonda madre si trovava ancora a 880mila chilometri da «Tempel 1»; alle 7.52 di questa mattina invece sarà molto più vicina - «solo» 500 chilometri -, pronta a scattare le fotografie da inviare direttamente ai centri di rilevamento della Nasa. Sulla Terra arriveranno immagini ravvicinate del nucleo della cometa fino a tre secondi prima dell’esplosione; poi i frantumi della sua corazza di ghiaccio e dei suoi «materiali nascosti» oscureranno l’obiettivo e nel corpo celeste si creerà un enorme cratere, ampio come un campo di calcio e profondo come un palazzo di sette piani.
Gli astronomi sono già pronti a godersi lo spettacolo da decine di osservatori in una ventina di Paesi - in prima fila gli scienziati della Nasa, che hanno già puntato i telescopi «Hubble space», «Chandra X-ray» e «Spitzer space» per poter registrare l’evento. «Da oggi e per circa 24 ore - spiega Michael A’Hearn dell’Università del Maryland, che supervisiona la missione - potremo osservare i fenomeni più straordinari nella storia della scienza cometaria».
L’impresa è costata circa 330 milioni di dollari: ben spesi, stando all’emozione di Rick Grammier, a capo del progetto «Deep impact» nel laboratorio di Pasadena, in California: «Siamo sicuri che la cometa sia piena di sorprese, anzi, che abbia in serbo qualcosa per noi ben oltre aspettative». Speriamo non troppo oltre.