«I segreti del Milan? Più sorprese, meno litigi Kakà da Pallone d’oro»

Ancelotti tra passato e futuro: «Il momento più buio l’avvio in coppa. La svolta a Monaco Ora due punte col brasiliano»

Caro Ancelotti, proviamo a raccontare l’anno del Milan?
«È stato sorprendente, dall’inizio alla fine. Ha ragione il presidente Berlusconi: siamo stati più forti dell’invidia, della sfortuna e in particolare dell’ingiustizia».
Ha ancora voglia di dare battaglia su moggiopoli?
«Certo. Anche perché nel frattempo la seconda parte dell’inchiesta napoletana ha dato contorni nitidi alla vicenda. Si capisce chiaramente che il Milan, in quei famosi due anni, non è stato connivente col sistema Moggi, ma la vittima designata nel testa a testa con la Juve».
Eppure ci sono stati molti, da Vieira a Moratti, che hanno protestato per il Milan in Champions league...
«Io sono la prova vivente del pregiudizio nei confronti del Milan e mi spiego subito. Sono stato interrogato dalla giustizia ordinaria e dalla giustizia sportiva. In un caso mi han chiesto fatti relativi all’attività di Moggi, quando lavoravo con lui alla Juve, nell’altro invece mi chiedevano conto del ruolo di Meani. E quando io raccontavo che in trasferta Meani preparava la lista da presentare all’arbitro, quelli dell’ufficio inchieste si davano di gomito, facevano gli ironici».
È vera la storia del via libera di Berlusconi per l’acquisto di Ibrahimovic in ritardo di qualche ora?
«Certo. Braida chiamò il suo procuratore ma la risposta fu: ci dispiace, stiamo andando a firmare con l’Inter. Un conto è avere due mesi a disposizione per preparare il mercato, un conto improvvisarlo in due giorni».
Qual è stato il momento più buio?
«La partenza della stagione in Champions league. Ho avuto 10 giorni per preparare l’andata con la Stella Rossa, nel turno preliminare. Nessuno se lo ricorda ma in campo sono andato con una difesa così composta: Cafu, Simic, Costacurta e Serginho che aveva l’ernia al disco».
Si dice: la forza del Milan è stata quella di aver resistito a tutte le spallate, sconfitte, infortuni, ritardo in classifica. Come ha fatto?
«Qualunque spogliatoio sarebbe saltato in aria. Da noi la società ha capito le difficoltà, la squadra è stata unita, io non ho cercato alibi. Il segreto è quello che racconta Gattuso».
E cioè?
«Non c’è stato un solo litigio a Milanello, che pure non sono mancati nelle stagioni più felici, le tensioni sono rimaste fuori dai cancelli. Abbiamo toccato il fondo nello 0 a 0 col Toro, avevamo 11 infortunati, ci siamo rialzati vincendo a Udine prima della sosta».
Poi è venuta l’idea di correggere lo schieramento togliendo una punta e inserendo un centrocampista: di chi è il merito?
«L’avevo preannunciato ad Ambrosini in estate, ma lui non guariva mai e dovevo rinviare l’esperimento. Si è infortunato ad Arezzo, in coppa Italia, sembrava rotto, era invece un fenomeno psicologico. Gli ho detto: adesso vai in campo e ti sfasci completamente. È entrato, non è più uscito. Con lui dietro, ho liberato Kakà e Seedorf da impegni tattici».
E la svolta in Champions?
«Il successo di Monaco. Lì abbiamo cambiato marcia, abbiamo capito che Atene non era poi così lontana anche se in giro per il mondo incontro persone che mi parlano solo e soltanto della sfida col Manchester».
A cosa si riferisce?
«In Spagna, nel raduno Adidas, ho rivisto Zidane. Mi ha detto che è rimasto incantato dinanzi alla tv per quella partita definita perfetta».
Al ritorno da Atene, per la prima volta, abbiamo visto un Ancelotti scatenato, cantante nella notte di San Siro. Cosa è successo?
«Siamo impazziti tutti, Galliani, i giocatori, io naturalmente. Questa esperienza servirà nei momenti difficili, l’ho già detto ai miei. È stato smentito un luogo comune secondo cui dopo 5 anni, bisogna cambiare aria, squadra e spogliatoio».
Kakà resterà a vita nel Milan?
«Quest’anno vincerà il Pallone d’oro, non vedo alternative in giro. E questo aiuterà la causa milanista. Chi sostiene che il Pallone d’oro si vince con la cassa del Real si ripassi l’elenco dei premiati».
Ha sentito che il ragazzo si è sposato vergine?
«È una decisione che merita grande rispetto e segnala valori speciali. Chi è dotato di una grande fede e di una grande padronanza dell’istinto, è una persona super».
Che giudizio dà dell’arrivo di Ronaldo?
«Ha giocato pochissimo, si è più preparato per la prossima stagione che altro. Mi aspetto tanto dal 23 luglio in avanti (giorno del raduno, ndr)».
Si parla di Edimilson, che tipo è?
«Un centrocampista con passato da difensore centrale: ricorda Desailly».
Drogba manda segnali di fumo al Milan...
«L’avevo detto che ci sono molti insospettabili».
Gilardino ha fatto retromarcia...
«Era inspiegabile il primo Gilardino, non il secondo».
Come giocherà l’anno prossimo il Milan?
«Due punte più Kakà alle spalle nella maggior parte delle partite ma il modulo Monaco non sarà dimenticato, tornerà buono».
Ha ricucito con Donadoni?
«Ci sentiamo spesso, non ho mai litigato con lui. Ha fatto un eccellente lavoro, recuperando il ritardo iniziale. Gli ho fatto i complimenti perché ha avuto coraggio a lanciare ragazzi come Quagliarella e Di Natale».
È vero che state pensando di rifare a gennaio la preparazione di Malta spostandovi a Miami?
«Miami? Laggiù si va in vacanza, noi dobbiamo lavorare».
Cosa pensa dell’idea di andare in Giappone viaggiando verso ovest, facendo scalo a Los Angeles?
«È da studiare. Un mio calciatore ha proposto di fare un esperimento mandando in avanscoperta Meesserman...».