I segreti multicolori della casa di Augusto

Nato alle falde del Palatino nel luogo detto «ad capita Bubula» (alle teste dei buoi), Ottaviano doveva essere particolarmente legato a quel colle, visto che proprio lì costruì la sua dimora destinata a diventare nel tempo la Domus Augusti, ovvero la reggia imperiale, in parte poi demolita da Domiziano per far posto al suo palazzo. La Casa di Augusto, scoperta alla fine degli anni ’70 da Gianfilippo Carettoni, conserva pitture tra le più raffinate e meglio conservate del mondo romano, che finalmente possiamo ammirare dopo un lunghissimo restauro. Edificata verso il Velabro, dove erano i ricordi dell’antica fondazione romulea (tra cui il Lupercale di recente scoperta), è la casa che ha accolto Ottaviano al tempo della Repubblica, quando l’erede di Cesare era un uomo in carriera, innamorato di Livia, la donna che sposò in terze nozze e alla quale riservò un appartamento vicino al suo, la cosiddetta Casa di Livia (di prossima riapertura). Solo più tardi, divenuto il primo imperatore e insignito del titolo di Augusto nel 27 a.C., decise di costruire una dimora più grande e le stanze affrescate che oggi ammiriamo, che un tempo si affacciavano su un giardino, vennero riempite di materiali di risulta e coperte da un terrazzamento sul quale sorsero nuovi ambienti. Come illustra Irene Iacopi nel volume edito da Electa La Casa di Augusto. Le pitture, le decorazioni sono spettacolari e possono essere ascritte al II stile pompeiano, caratterizzato da prospettive architettoniche con effetti di illusione ottica, ottimamente resi nelle cosiddette stanze «delle maschere» e «delle prospettive», ancora non accessibili al pubblico. Oltre a questi ambienti, la domus repubblicana comprende un cubicolo superiore, denominato «studiolo di Augusto», il «cubicolo inferiore», il grande «oecus», cioè l’ambiente che fungeva da soggiorno, e una monumentale «rampa» di accesso dalla volta a botte a finti cassettoni. Ciò che si vede è di livello straordinario. La brillantezza dei rossi, dei gialli e dei neri ci mostrano una casa vivacemente colorata e al tempo stessa allargata dalla tridimensionalità degli sfondi. Lo «studiolo» è stato ricomposto dopo un lungo e attento lavoro di restauro. Tranne due terzi dell’affresco della parete frontale, tutto il resto della decorazione parietale e della volta era ridotto in frammenti e si era mescolato con i frammenti del cubicolo inferiore. La volta a botte presenta riquadri in stucco dipinti con motivi floreali e amorini. Alle pareti gli elementi architettonici sono pure arricchiti da motivi vegetali, cigni, vasi, grifi alati, candelabri, fiori di loto, elementi questi ultimi che tradiscono l’origine alessandrina di un grande artista, venuto a Roma dopo la fine del regno d’Egitto. Per rispettare il microclima degli ambienti dipinti, le visite vengono limitate a 5 persone alla volta. Il biglietto d’ingresso, di 11 euro, comprende la visita del Palatino, del Colosseo e del Foro Romano.