I SEGRETI DEL PROFESSORE

Troppo buono: Silvio Berlusconi da Firenze ha ricordato a Romano Prodi soltanto qualcuno dei suoi comportamenti meno limpidi ed è subito partito il fuoco degli insulti da avanspettacolo nel cui genere lo stesso Prodi si è esibito con clamorosa ovvietà. Eppure Berlusconi ha detto una cosa che noi abbiamo ripetuto tante volte. E cioè che mentre il Pci pompava dal rublodotto sovietico con annesse aziende truccate, la classe di governo democristiana mungeva le partecipazioni statali. Questa è una realtà storica senza capire la quale non si capisce l’operazione Mani pulite che devastò l'Italia soltanto quando un intruso di nome Bettino si mise in mezzo fra i due giganti provocando la reazione che portò i partiti alla ghigliottina, salvo i comunisti che si amnistiarono in tempo.
Ma anche Prodi si amnistiò in tempo, ricordava Berlusconi, e si fece fare anche una utilissima legge ad personam alla vigilia dell’audizione davanti al magistrato. Vero. Ma è soltanto la punta di un iceberg di nome Romano: un iceberg particolare perché in parte democristiano, ma sempre affascinato dall'impero sovietico, il quale a sua volta lo osservava con l’attenzione che riservava agli economisti di sinistra non comunisti. Democristiano sì, ma con riluttanza, tanto che quando Giulio Andreotti lo volle ministro dell’Industria nel novembre 1978 (Moro era stato assassinato a maggio dopo che Prodi aveva usato una seduta spiritica per illuminare a giorno la parola Gradoli), lui preferì farsi considerare un tecnico di area, un accademico. Dava così una mano alla Dc cattocomunista, ma si sentiva talmente vicino al comunismo dei gulag da elogiare, in una indimenticata intervista al Corriere della Sera, i golpisti che cercavano di cacciare Gorbaciov. Mentre il colpo di Stato era in corso, Prodi volle ricordare di essere buon amico del capo dei golpisti, Vladimir Kriuchkov, il quale era presidente del Kgb: gran brava persona, secondo Prodi. La storia di Prodi presidente dell’Iri specializzato in vendita a prezzi stracciati di aziende di Stato come nel caso Sme, è nota.
Lettori ed elettori dovrebbero poi ricordare che questo aspirante primo ministro, quando fu primo ministro nel 1996, calpestò la legalità e mentì spudoratamente (il procuratore Agostino Cordova ha elencato menzogne e reati) quando fu necessario affrontare la spinosa vicenda del dossier di spie e agenti di influenza passato all’Italia dal governo inglese, il dossier Mitrokhin che si trasformò nel più vergognoso festival delle bugie e dei depistaggi, per i quali attendo che la Procura di Roma investa il tribunale dei ministri. Ieri Berlusconi si è limitato ad accendere i riflettori sul Prodi mungitore democristiano, cosa giusta e buona, ma a parer nostro ha rischiato di farlo apparire poco meno che un bravo ragazzo fra i tanti che, come si diceva una volta, se prendevano soldi lo facevano per il partito. Ma il Prodi che per conto della Dc potava le partecipazioni statali era anche il Prodi capace in grado di far roteare a piacimento un piattino troppo intelligente, il Prodi che plaudiva ai tiranni e che apriva a Mosca una sede della società Nomisma da lui fondata nel 1981, in joint-venture con l’istituto Plehanov, sezione economica del Kgb. Infine, è l'uomo che definì mercenari i militanti di un partito avversario. Su quest'uomo si potrebbe fare e forse si farà una grande serie televisiva dal titolo «A volte non ritornano».