I segreti della torta di riso: uova, formaggio e simpatia

Uova, formaggio e, se piace, prescinsêua a volontà; più, naturalmente, l'ingrediente principe, colto dalle mani delle mondine del vercellese. Signore e signori, ecco a voi la torta di riso. Ma sarà poi veramente così? Perché, si sa, gli chef che si rispettano hanno la bocca cucita su ingredienti e magici intrugli: anche sotto tortura. E ad esser sinceri, torturare Biagio Palombo, sovrano della specialità in quel di Recco, non sembra poi così facile, grande e grosso com'è, anzi, rischi pure di far la fine della sfoglia, squisita in verità, che ruota nelle mani alla velocità della luce. Quindi, ricetta top secret, che nemmeno James Bond. Fortuna che a bocca asciutta alla fine non ci è rimasto nessuno, nemmeno tutti i paparazzi accorsi a frotte a Recco il 23 gennaio, accanto alla chiesa di San Rocco, per un gustoso gossip sulla torta salata più ambita del pomeriggio, la regina della festa: e via (ed evviva) la sagra della Torta di riso. Al diavolo registratori e connessioni bluetooth e spazio invece a cucchiai e grembiuloni - rigorosamente per giornalisti e familiari sotto i dieci anni - per una sfida all'ultimo chicco, tra una ripresa tv e un appunto, niente più, sul block notes del mestiere. Ideatore della performance proprio lui, Biagio, il «mitico» papà della Baracchetta, l'altrettanto mitico meeting point - anzi, mitic point - estivo in riva al mare, che annuncia la sua attesissima riapertura. «Ragazzi, non c'è problema: l'importante è l'olio d’oliva» annuncia a piena voce il re dei fornelli, anzi dei forni, e rigorosamente a legna, naturalmente. Olio d’oliva. E già la notizia passa di bocca in bocca (metaforicamente, per il momento); sì, e poi? La mistura gialla rimane un mistero, tra un toto- ingrediente e un furtivo dito nell'impasto. Quel che invece è chiaro come il sole, che brillava quel giorno con la tinta della sfoglia appena cotta, è che le torte, almeno 30, sono sparite all'istante: fagocitate in tempo record dalle mascelle voraci dei curiosi (e golosi) che sono accorsi a decine per assaggiare la più che nota ghiottoneria rivierasca. Con grande soddisfazione di grandi e piccini e per tacer dei fedeli amici a quattro zampe (protagonisti della tradizionale benedizione per la festività di S. Antonio) che appagati, magari sì, dalla consacrazione per lo spirito, non si sono certo tirati indietro davanti ad una laica fetta di cibo per il corpo. Pancia piena, cuor contento. E che nessuno osi più snocciolare perle di saggezza del tipo «risus (sempre riso è) abundat in ore stultorum». Altro che stolti, qui si parla solo di buongustai.