I sensi nascosti nelle pieghe delle parole

Gian Luigi Beccaria, docente di Storia della lingua italiana all’Università di Torino, è una sorta di sorridente sciamano che con le parole, i modi di dire, l’etimologia ha una dimestichezza pressoché acrobatica. L’ha dato a vedere, anni fa, in una memorabile trasmissione tv, Parola mia, ove, al fianco del conduttore Luciano Rispoli, svelava, senz’alcuna albagia professorale, il posto e il riposto di quel che diciamo e scriviamo. Già autore di preziosi saggi sulla lingua italiana (notevole il Dizionario di linguistica pubblicato da Einaudi), Gian Luigi Beccaria torna in campo ora con un nuovo libro di rigoroso impianto analitico, Tra le pieghe delle parole (Einaudi, pagg. 230, euro 19,50). L’intento di simile sortita? Quello di sempre: sceverare a fondo segni e senso primigeni della lingua.