I Serenissimi si ricomprano il tanko

Il simbolo dell’assalto al campanile di San Marco acquistato per 6.700 euro

Stefano Filippi

nostro inviato a Venezia

Il tanko è tornato a casa Contin, sotto il portico di Casale di Scodosia dove i Serenissimi l'hanno fabbricato in dieci anni, al sabato, come i muratori che si fanno la villetta quando non tirano su quelle altrui. Ma per riprendersi il trattore blindato che la notte tra l'8 e 9 maggio 1997 sbarcò in piazza San Marco, emblema di un'effimera stagione indipendentista, è bastato molto meno, dieci minuti. Un'asta veloce, 19 rilanci. Ha vinto il Cs8, Comitato di sostegno agli Otto, cioè ai Serenissimi che assaltarono il campanile simbolo di Venezia, furono processati e chiusi in cella. Hanno scucito la bellezza di 6.674,07 euro a uno Stato, quello italiano, che neppure riconoscono.
«Il popolo veneto si è riappropriato del tanko», esulta un comunicato che Geremia Agnoletti, portavoce del Cs8 e vincitore dell'asta, aveva già in tasca. I Serenissimi erano sicurissimi. In 17 giorni hanno raccolto 10mila euro in contanti e garanzie per altri 70mila. Una montagna di soldi per questo «simbolo importantissimo della storia veneta». Che verrà sistemato ed esposto come un prezioso cimelio nelle feste dei nostalgici della Repubblica di San Marco: esordio a Cittadella il 3 settembre.
L'asta è stata come il tanko, fatta in casa, davanti a più giornalisti che serenissimi. Si parte da una base di 470 euro, il valore del ferrovecchio, rilanci da 200 euro. Si balza subito a 1.500, poi 2.000, e su, su. Agnoletti liquida in fretta Lauro Coatto, segretario veneziano del sindacato di polizia Coisp, che non poteva superare i 2.200 euro: «Il segretario nazionale Franco Maccari voleva regalare il tanko al Viminale perché lo facesse circolare», spiega. Altri rilanci da un anonimo leghista vicentino sulla quarantina che si pente a cose fatte: «L'avrei regalato alla Lega, ma se avessi saputo che erano loro sarei rimasto a casa».
Il concorrente più agguerrito è Carlo Ferrarese, titolare del deposito Aci di Quarto d'Altino dove il tanko è rimasto sotto sequestro per nove anni. «Mi ero affezionato, poteva diventare quasi un marchio, ma no’ sò mona a buttar via i soldi». Arriva a 5.600 euro, Agnoletti rilancia a 5.800 e stop. Aggiungi diritti, bolli e tasse, fanno quasi 6.700 euro in contanti per quello che la dottoressa Michela Marchiori, direttore dell'Istituto vendite giudiziarie di Venezia («mi raccomando, non di Mestre») definisce ufficialmente «un veicolo tipo trattore stradale a tre assi rivestito artigianalmente di placche di materiale ferroso».
Altro che carrarmato eversore. Il tanko è coperto di ragnatele, ruggine, foglie secche e favi di vespe; la bandiera di San Marco penzola sbrindellata, il cannone-idrante-lanciafiamme fa tenerezza come la targa «VT-MB-07»: Veneto Tanko Marcantonio Bragadin, settimo progetto. Ma i serenissimi gemelli Flavio e Severino Contin (il figlio di questi, Christian, pilotava il mezzo) se lo mangiano con gli occhi: «Le gomme, varda 'e gome: a prova di bomba». Sull'anteriore sinistra c'è ancora il segno di un'inutile coltellata sferrata da un carabiniere del Gis.
Ma il sogno di restaurare la Repubblica dall'Adda all'Isonzo non ha resistito come le gomme del tanko. I Serenissimi si sono spaccati: i Contin e il Cs8 da una parte, dall'altra il Veneto Serenissimo governo (Vsg) inventato da Luigi Faccia dove è confluito anche Andrea Viviani, un altro degli otto. Nel piazzale del deposito sotto il sole, le due fazioni non si parlano neppure. Per il Cs8, che nove anni fa aveva raccolto 120 milioni di lire per aiutare le famiglie degli arrestati, gli irriducibili del Vsg e il loro ideologo Luigi Faccia sono dei traditori. I duri e puri replicano con un'accusa peggiore: di essere dei mona.