I Sert in aiuto ai cocainomani: «Hanno disturbi psichiatrici»

Non nascondono buchi sotto le maniche della camicia, i tossicodipendenti milanesi. Non vivono ai margini della società. Al contrario, pensano di dominarla. Assumono cocaina, ma nonostante le apparenze sono drogati allo stesso modo degli eroinomani degli anni Novanta. Con una differenza: non esiste ancora una cura per aiutarli a vincere la loro dipendenza. «Non c’è trattamento farmacologico per i cocainomani - spiega il dottor Roberto Giacchino del Sert 1 - perché non soffrono di una dipendenza fisica. L’unico aiuto è quello psicologico».
Secondo l’ultimo rapporto sull’utenza dei Sert cittadini, si sta verificando un’inversione di tendenza: diminuiscono gli eroinomani (meno 7 per cento) a vantaggio di chi assume cocaina come sostanza primaria (28% dell’utenza). «Nel 2005 - racconta la psicologa Fulvia Prever - ci siamo trovati per la prima volta davanti ad un grande afflusso di cocainomani. Spiazzati, abbiamo iniziato a cercare nuovi modi di sostegno». Così è nata l’idea del gruppo di motivazione, dalle 18.30 alle 20.00, ogni quindici giorni nella sede del Sert di via Albenga: «Ci è sembrata una buona soluzione per aiutare più pazienti contemporaneamente, senza imporre loro un impegno full time, scegliendo un orario che non andasse a cozzare con il lavoro». In due anni hanno frequentato il gruppo circa una ventina di persone: chi ha un buon lavoro e chi, invece, lo sceglie come pena alternativa per problemi con la giustizia. «È positivo il confronto tra situazioni diverse. Sono i pazienti i veri protagonisti dell’incontro: raccontano le loro tentazioni, chiedono consigli. Ad un certo punto io e le mie colleghe ci ritiriamo dietro lo specchio-vetro per lasciarli più liberi e rientriamo solo per le conclusioni». Ma l’intervento di gruppo spesso va coadiuvato con colloqui individuali, perché è il disturbo psichiatrico il vero nemico da sconfiggere. «Rispetto a 10 anni fa sono aumentati questi disturbi - denuncia il direttore del Sert 1 Maurizio Trombini - questo perché se una persona è normale, in seguito all’uso prolungato di cocaina inizierà a sviluppare sintomi psichiatrici, e se ha già dei problemi, aumenteranno».
Non tutti decidono di rivolgersi al Sert, spesso chi ha un alto grado di integrazione sociale preferisce ricorrere alle cliniche estere. La Fondazione Exodus guidata da Don Antonio Mazzi si sta muovendo per offrire un aiuto a questa nuova categoria di tossicodipendenti. «Ci siamo attrezzando, - rivela il Segretario della Fondazione Franco Taverna - pensiamo ad un centro molto diverso dalle nostre comunità, più simile ad un agriturismo che a un ospedale. Dieci persone al massimo e camere singole, perché il lavoro viene fatto sulle persone. Pensiamo a un periodo di due mesi, dedicato alla riscoperta della semplicità: musica, sport e rapporto con la natura». Il primo centro è stato aperto due mesi fa a Verona, a breve ne nascerà uno nuovo in Valcamonica, per far fronte soprattutto al bacino milanese. «Per i primi risultati statistici ci vorranno ancora un paio d’anni, intanto ci concentriamo sull’obiettivo: ritrovare il senso, in tutte le direzioni».