I sette «uomini d'oro» del blitz al portavalori di Bollate

Balordi sì, ma precisi come manager di alto livello, prudenti come malviventi di lungo corso, astuti come cybercriminali. Ben consci che, ormai, non ci si può più permettere di prescindere da intercettazioni e telecamere, da microspie e Dna. E dalla bravura di certi investigatori che ci mettono davvero l'anima. Erano in sette. E da almeno sette mesi progettavano un assalto a un furgone portavalori nel foggiano, sulla A14, all'altezza di un'area di servizio per mercoledì 18 gennaio. La polizia li ha arrestati tutti due giorni prima del colpo previsto. Un bel fiore all'occhiello per gli investigatori della sezione antirapine della squadra mobile di Milano, diretti dal vicequestore aggiunto Luca Izzo, e per i loro colleghi delle questure di Bari e Foggia.

Tre i capi della banda, tutti quarantenni: Giancarlo D'Abramo, disoccupato di Cerignola; Catello Lista di Manfredonia e Francesco Mavellia di San Ferdinando di Puglia. Il primo ha un precedenteper un colpo in banca fatto a Milano dieci anni fa, l'ultimo ha un precedente per tentato omicidio. D'Abramoconosceva la zona di Milano, tanto che è stata proprio l'indagine su una rapina da oltre un milione di euro, avvenuta sulla Rho-Monza all'altezza di Bollate nell'ottobre scorso, a consentire di arrivare ai malavitosi.

I contatti fra i capi e i «sottoposti» (altri quattro sono stati fermati) avvenivano grazie a telefoni utilizzati «come citofoni» «un telefono contattava un solo numero», con estrema accortezza, ha spiegato Izzo. Gli incontri in cui si decidevano le mosse da farsi avevano luogo in un ufficio di pratiche auto intestato a un 25enne estraneo ai reati e in periferia di Manfredonia, dove il controllo dei clan locali sulla zona «è totale»: l'ufficio era videosorvegliato 24 ore su 24. Insomma: mica balordi da due soldi....

PaFu