I signori dell’amianto alla sbarra accusati da 3mila morti

TorinoIl processo del secolo, il processo impossibile. Si sprecano gli aggettivi per definire il dibattimento che si apre questa mattina a Torino e che vede alla sbarra i magnati dell'amianto, i vertici della multinazionale svizzera Eternit. Che si tratti di un processo storico, non solo per l'Italia ma anche per l'Europa, non ci sono dubbi. A trasmettere l'idea di grandezza è soprattutto il numero, imponente, di parti offese: 2.889. Quasi 3mila ex lavoratori degli stabilimenti italiani della Eternit uccisi dall'amianto dal 1973 ad oggi. La maggior parte dei quali, circa 2.000, nella sola Casale Monferrato, dove a morire non sono stati solo gli operai dello stabilimento Eternit, ma anche comuni cittadini che nella fabbrica della morte non hanno mai messo piede. A rispondere di questa strage silenziosa saranno due persone: Stephan Schmidheiny, miliardario svizzero di 62 anni, e Jan Luis Marie Ghislain De Cartier De Marchienne, barone belga di 88 anni: entrambi accusati di disastro doloso e di omissione dolosa di controlli antinfortunistici.
Mai un processo tanto importante e imponente a Torino. Tre le aule messe a disposizione, le più ampie, una da 700 posti e le altre due da trecento ciascuna. Nella prima siederanno pubblici ministeri Raffaele Guariniello, Sara Panelli e Gianfranco Colace, gli imputati, gli avvocati difensori Guido Carlo Alleva e Astolfo d'Amato per Schmidheiny, che si avvale poi di altri 21 legali, Cesare Zaccone e Gianni Di Benedetto per Ghislain De Cartier De Marchienne, e parte dei familiari delle vittime. Tutti gli altri parenti verranno sistemati nelle altre due maxi aule, nelle quali sono già stati installati due maxi schermi collegati con l'Aula Magna e attraverso i quali si potrà assistere a quanto accade. Per l'udienza preliminare arriveranno da tutta Italia, sette autobus solo da Casale, non solo per partecipare al processo, ma anche per la manifestazione che si terrà all'esterno del Palagiustizia. È stato calcolato che sono tra le 6mila e le 9mila le parti aventi titolo a costituirsi parte civile, tra queste non solo le vittime e i parenti, ma anche gli enti locali, come la Regione Piemonte, e i sindacati.
L'inchiesta si è concentrata sugli stabilimenti italiani di Cavagnolo, in provincia di Torino, Casale Monferrato, nell'Alessandrino, Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). Dopo avere esaminato oltre duecentomila pagine di documenti il procuratore Guariniello si è convinto che alla Eternit fossero a conoscenza dei pericoli connessi alla lavorazione dell'amianto, ma che non abbiano mai preso provvedimenti adeguati. La contestazione non si riferisce solo all'insufficienza delle misure all'interno dei quattro stabilimenti, ma anche su cosa è accaduto all'esterno, nei centri abitati, dove sono stati registrati numerosi casi di malattie nei residenti: perché la Eternit, spesso, forniva manufatti in amianto per pavimentare strade e cortili, o per coibentare i tetti delle case, generando così una «esposizione incontrollata, continuativa e a tutt'oggi perdurante, senza avvertire della pericolosità dei materiali». Sono ben 409 le persone che come unica colpa hanno avuto quella di abitare vicino agli stabilimenti della morte.