I sinceri Democratici mettono al muro Gasparri

Manifesti affissi in tutta Roma. Sotto il volto dell’ex ministro, la
scritta "Vergogna" per le frasi su Obama Il centrodestra: "Si è passato
il segno". La sinistra non si scusa: "Un polverone per coprire la gaffe
del premier"

Roma - Spuntano ovunque in città, già giovedì in tarda serata. Sotto lo slogan «il mondo esulta per Obama e la destra lo diffama» c’è una foto di Maurizio Gasparri e un fumetto con la frase «incriminata»: «Con Obama alla Casa Bianca Al Qaida è più contenta». In caratteri cubitali, poi, la scritta in rosso: «Vergogna». Sui manifesti firmati Pd si scatena da subito una polemica al calor bianco tra maggioranza e opposizione. Gasparri giovedì sera li vede per strada e ne strappa alcuni mentre sta andando a cena con il ministro della Difesa Ignazio La Russa e con il sindaco di Roma Gianni Alemanno.

La Russa è tra i primi a partire all’attacco. «Si è passato il segno», dice, parlando di un «allarmante e inaccettabile imbarbarimento del confronto politico». Al coro si unisce gran parte del Pdl. Andrea Ronchi, ministro per le Politiche comunitarie, chiede al Pd di scusarsi. Ma l’opposizione non raccoglie l’invito, anzi. Il vicesegretario del Partito democratico, Dario Franceschini, rispedisce le accuse alla maggioranza: «Sta sollevando il polverone sul manifesto contro Gasparri per coprire lo scivolone del presidente del Consiglio», sibila il numero due del Pd. «Quel manifesto non è comparabile con gli insulti che ci ha rivolto il presidente del Consiglio - insiste Franceschini - e non c’è nessuna indicazione del bersaglio, sono sciocchezze». Soffia sul fuoco il deputato dell’Idv Fabio Evangelisti: «L’iniziativa dei manifesti ad personam del Pd - osserva - ricalca per filo e per segno la tecnica denigratoria in cui è sempre stato maestro il centrodestra, abile nello sbertucciare l’avversario sul piano personale con i vari mortadella, i vari vampiri e via discorrendo». E anche Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, che per prima, a Palazzo Madama, aveva contestato le affermazioni di Gasparri, rivendica la legittimità di quelle affissioni a tappeto: «La bagarre che il Pdl sta sollevando sui manifesti che riportano le imbarazzanti dichiarazioni di Gasparri è indecente», dichiara la senatrice, che sottolinea a sua volta «gli sguaiati attacchi personali» che l’attuale maggioranza «ha portato avanti contro Prodi e il suo governo» nella passata legislatura.

Il botta e risposta finisce per alzare ancora il livello dello scontro. Quattro senatori del Pdl arrivano a paragonare Franceschini «all’omonimo che ha fondato e guidato insieme ad altri terroristi le Brigate rosse». A fare i pompieri, lontano dai riflettori, provano i senatori Luigi Zanda (Pd) e Gaetano Quagliariello (Pdl), che in una telefonata concordano sulla necessità di abbassare i toni, subito e da entrambe le parti. Un auspicio condiviso da Giorgia Meloni. «Speriamo - sospira il ministro delle Politiche giovanili - che si sia trattato di un singolo episodio, e che questo non sia il nuovo corso della dialettica politica italiana».