I sinceri democratici «riciclano» Saviano per salvare Bassolino

Carissimo Granzotto, quando anni fa uscì il libro di Roberto Saviano, «Gomorra», lo acquistai, incuriosito, anche perché a Napoli ho trascorso cinque anni della mia vita. Il libro mi piacque assai, a tal punto che ne feci dono a diversi amici e parenti, in varie occasioni. Un pugno nello stomaco, d’accordo, ma efficace, essenziale nella scrittura, veloce, e soprattutto informato: un libro che ha messo in luce una realtà tra le più tristi e tragiche del nostro Paese. Insomma, un gran bel libro. Ma adesso (e solo adesso) nonostante i Bassolino, le Iervolino e tutta la casta e la nomenclatura napoletana che non può non definirsi corresponsabile dello sfascio di quella città e di quella regione, la sinistra ha sequestrato Saviano e lo rilancia come sua creatura, l’icona di una sinistra limpida, ribelle, pensosa ma indignata, una sinistra che denuncia severamente lo sconcio, dimenticando le sue responsabilità. Siamo arrivati alla melensa e pubblica lettura di «Gomorra» in piazza De Ferrari, qui a Genova, per bocca di tale Nando Dalla Chiesa, un altro dei cocchi di mamma Marta (però non inquisito, va detto). Attendo fiducioso che il Cardinal Bagnasco ne ordini la lettura anche in Chiesa, in luogo delle obsolete citazioni bibliche ed evangeliche: ma se non lo farà lui ci penserà il Cardinale Tettamanzi, rinnovando il vecchio rito ambrosiano.