I sindacati bocciano il piano di Air France

A vuoto il primo incontro con le organizzazioni: chieste garanzie su esuberi, cargo e servizi. E il presidente della compagnia Spinetta: &quot;Non siamo obbligati a comprare&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=248989" target="_blank">Decollo verso il fallimento</a></strong>

Roma - Ai sindacati non piace il piano di Air France. Non è bastata l’illustrazione da parte dei vertici del gruppo franco-olandese, né l’appello del presidente di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta: «Non esiste alcuna attività di servizio che possa avere successo senza l’adesione dei lavoratori. Con il vostro contributo, Alitalia potrà tornare alla profittabilità». L’atteso incontro di ieri con le principali organizzazioni dei lavoratori (Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Up, Avia, Anpac, Anpav, Sdl) è finito con la bocciatura in toto dei progetti di Parigi per la compagnia italiana. E con un rinvio a un’altra data, quando i piani dei francesi saranno più chiari. Già oggi per i francesi, con più calma per le organizzazioni sindacali. «Ci sono più margini per una rottura piuttosto che per continuare», ha spiegato il segretario della Uilt, Marco Veneziani.

All’appuntamento Spinetta si è presentato con un avvertimento chiaro: «Non siamo certamente obbligati ad acquisire Alitalia. Chiedo l’assenso dei sindacati, ma senza non siamo obbligati ad acquistarla». In altre parole, l’operazione resta subordinata al via libera dei dipendenti, che dovrà arrivare entro il 31 marzo. E l’esito non è scontato. « Senza lucidità - ha ribadito in nottata il numero uno di Air France-Klm - nessuna soluzione socialmente soddisfacente potrà essere conseguita». Al termine dell’incontro con le organizzazioni sindacali di Alitalia - rende noto un comunicato del gruppo franco-olandese - Spinetta «ha riaffermato la volontà del gruppo di dare una risposta duratura ai problemi di Alitalia e ha confermato la sua volontà di implementare una strategia di crescita redditizia».

Parole che fuori dal centro direzionale della Magliana sono state lette come la conferma delle voci che vogliono i francesi sempre meno interessati ad Alitalia. Ma all’incontro, al quale erano presenti anche il direttore generale di Air France Pierre-Henri Gourgeon e il presidente Alitalia Maurizio Prato, il piano è stato affrontato nel dettaglio. Segno che l’interesse francese c’è.

Il principale nodo resta quello degli esuberi. Spinetta ha confermato le cifre circolate negli ultimi giorni. In tutto ne ha stimati 1.600, di cui 500 piloti, 600 assistenti di volo e 500 tra il personale di terra. Calcolo che i sindacati hanno contestato perché non comprende tutte le società del gruppo. E in particolare gli asset come i servizi e le attività cargo che Air France prevede di chiudere entro il 2010. In tutto, ha sintetizzato il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, gli effetti sull’occupazione saranno molto più pesanti, «circa 7.000 esuberi, una cifra impressionante».

Il riferimento è soprattutto ai dipendenti di Az Servizi, altro nodo della trattativa, sul quale Air France ha tentato di dare rassicurazioni, confermando il passaggio del controllo a Fintecna. Su un totale di 7.600 dipendenti di Az Servizi, tra i 3.200 e i 3.300 resteranno nel perimetro di Alitalia dopo la fusione con Air France-Klm. Di questi, 650 saranno esuberi. Ad essere incluse saranno le società di manutenzione leggera e una parte di Alitalia airport. Il resto dei lavoratori (circa 4.300) e delle attività andrà sotto il controllo di Fintecna, che acquisirà l’80 per cento di Az Servizi. Rassicurazioni, questa volta dall’ad di Alitalia, Prato, anche sul destino di Atitech, i cui dipendenti hanno manifestato davanti alla sede di Alitalia. «Non ci saranno licenziamenti ma solo soluzioni non traumatiche». Garanzie che non hanno convinto i sindacati. Ma rispetto alle quali il numero uno di Air France non è sembrato voler fare passi avanti.

Tutto questo mentre sul fronte politico le posizioni si sono consolidate. Il premier uscente Romano Prodi e il ministero dell’Economia a difesa (ieri il Tesoro ha formalizzato il via libera e le condizioni), il Popolo della libertà unanime nel bocciare le novità e Walter Veltroni prudente.