I sindacati chiedono al premier una cabina di regia sulla manovra

Primo incontro a Palazzo Chigi con i leader di Cgil, Cisl e Uil. Bonanni ottimista: «Non si parla di tagli». Martedì vertice sul Sud

Gian Maria De Francesco

da Roma

«Provinciali farfalle al pesto e di secondo pesce bollito». Il francescanesimo gastronomico di Palazzo Chigi ha indispettito non poco il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ma l’austerity prodiana (almeno nel menu) rappresenta la faccia dura dello sfaldamento dei programmi economici del governo dinanzi ai sindacati.
Ieri si è svolto l’ennesimo confronto a Palazzo Chigi tra l’esecutivo, rappresentato dal premier, dal sottosegretario Letta e dai ministri Padoa-Schioppa, Damiano e Santagata, i sindacati Cgil, Cisl e Uil e la Confindustria. Sul tavolo le linee guida della prossima Finanziaria. Prima dell’inizio del vertice era noto che le modalità per tagliare la spesa corrente e assestare i conti pubblici sarebbe stato il piatto forte del giorno.
Al termine dell’incontro gli animi dei sindacalisti erano più rasserenati di quanto non lo fossero in precedenza. Che cosa è successo durante le circa due ore di colazione di lavoro? Le pretese del governo e il rigorismo del ministro Padoa-Schioppa sono stati ridimensionati un’altra volta. «Non è che siamo più tranquilli noi - ha puntualizzato Bonanni - il clima è diverso. Prima si parlava solo di tagli, oggi si parla anche di percorrere la strada dell’evasione fiscale». Anziché seguire l’impostazione data da via XX Settembre sul contenimento dei costi della pubblica amministrazione, il discorso si è concentrato sul ritorno alla politica dei redditi attuata nei primi anni 90, ossia su una forte collaborazione tra sindacato e imprese con un’equa ripartizione di sacrifici e benefici.
L’aver spostato il discorso dai tagli allo sviluppo ha fatto sì che l’accento fosse posto maggiormente sul tema del taglio del cuneo fiscale che su quello della riforma delle pensioni dove già Prodi, Damiano & C. hanno dovuto registrare numerose battute d’arresto. L’accordo tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil sulla riduzione degli oneri sul lavoro è ormai palese, ma toccherà al governo realizzare le promesse. Un impegno sempre più arduo considerato che per il Mezzogiorno sarà richiesto un surplus di risorse da destinare alla fiscalità di vantaggio. Il confronto sul Sud riprenderà martedì prossimo a Palazzo Chigi.
«Non abbiamo parlato né di scalini né di scaloni», ha detto il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. «No agli automatismi» sul taglio dei coefficienti di trasformazione, ha ribadito Guglielmo Epifani della Cgil. Nel merito della questione non si è entrati e si è registrata solo l’asettica soddisfazione del ministro Damiano per il ritorno alla concertazione. «Ci attendiamo un coordinamento forte da parte di Palazzo Chigi», ha concluso il leader cigiellino. Ma che cosa significa tutto questo? Che a prescindere dagli esiti dei tavoli su Sud e trasporti della prossima settimana, da settembre (quando la Finanziaria sarà in fase di definizione; ndr) il governo sarà pressoché commissariato in ogni ramo di attività se i ministri non avranno raggiunto accordi adeguati con il sindacato. Altrimenti sciopero generale.
«Siamo in attesa di nuovi incontri e soprattutto di decisioni coraggiose», ha sottolineato il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, evidenziando il carattere interlocutorio del vertice. Ovviamente insoddisfatto il grande assente, il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli. «Eravamo convinti che la “concertazione triangolare“ fosse superata. Ci siamo sbagliati». Se non altro, non gli è toccato il solito pesce bollito.