I sindacati con il Comune «Città chiusa per ferie? È il momento di cambiare»

La liberalizzazione degli orari dei negozi? Una città che vive 24 ore al giorno e anche d’estate? La proposta dell’assessore alle Attività produttive Franco d’Alfonso piace ai sindacati. La crisi, le nuove esigenze dei cittadini, i nuovi stili di vita, la necessità di adeguarsi alle grandi capitali internazionali, anche in vista di Expo: gli argomenti principali. I commercianti sono sul piede di guerra? È arrivato il momento di adeguarsi al mondo che cambia, la risposta dei confederali.
«Ognuno deve fare la sua parte - polemizza Walter Galbusera, segretario generale Uil Lombardia -: è evidente che in tempi di crisi bisogna rimboccarsi le maniche e reagire. Il mondo cambia, cambiano i ritmi, le abitudini gli stili di vita ed è giusto che tutti si adeguino, così come è giusto e doveroso che Milano si avvicini alle altre città internazionali». Certo, il pensiero di Petteni va ai dipendenti, legati a doppio filo alle decisioni dei loro datori di lavoro: «L’idea dei vaucher per le sostituzioni del personale o gli sgravi fiscali in cambio dell’apertura estiva è buona - commenta Galbusera - così come mi sembra giusto che chi usa la città (il plateatico in fondo è l’uso dello spazio pubblico da parte dei commercianti), restituisca in cambio qualcosa alla città. Certo, bisogna fare un ragionamento complessivo e articolato con il Comune per tutelare tutti i soggetti coinvolti, ma siamo favorevoli». È ora di dire basta alle vecchie abitudini: «le ferie ad agosto sono un diritto?» si chiede Galbusera.
Dello stesso parere Gigi Petteni, segretario generale Cisl Lombardia: «È arrivato il momento di capire che le esigenze della città sono cambiate. L’idea taylorista per cui quando si ferma la fabbrica la città chiude è anacronistica e non più sostenibile». Uno sguardo alla specificità meneghina - «Milano è sempre più una città del terziario, che quindi non si può fermare d’estate» - e uno al mondo: «è necessario guardarsi intorno: Milano deve cercare di diventare sempre più attrattiva. Expo? È il primo appuntamento cui ci dobbiamo preparare ma non è l’unico. Per questo è necessaria la collaborazione di tutti. è il momento di lavorare in sinergia per il bene collettivo». Si incentra sulla logica del do ut des il ragionamento dell’assessore D’Alfonso, parola che diventa la chiave di volta del discorso di Petteni: «Mi piace la parola “contrattare”, trovare un equilibrio tra le esigenze di tutti i soggetti coinvolti nel nome dell’interesse collettivo. Il tema è serio e interessante e con questo atteggiamento andremo al tavolo convocato dall’assessore. In tempi di crisi ci sono degli sforzi da fare in vista di un obiettivo comune. Parliamoci chiaro: quando le aziende decidono di fare queste scelte, ho visto che, anche se a volte il sindacato si oppone, ci sono sempre dei lavoratori disponibili. Ovviamente non parliamo di ricatti ma di progetti di ampio respiro che possono portare vantaggi a tutti, dipendenti e titolari».
La proposta del titolare al Commercio di Palazzo Marino è riuscita, per una volta, a mettere d’accordo le tre sigle confederali, che sono compatte nell’appoggiare la proposta contro il «no» secco del mondo del commercio. Apre, anche se più cautamente, alla proposta anche Onorio Rosati, segretario generale della Camera del Lavoro di Milano: «Bene le aperture sulle liberalizzazioni degli orari, l’importante è che siano introdotte gradualmente e regolamentate in modo serio. Se cambiano le esigenze della città bisogna lavorare in termini di come il lavoro può aiutare e accompagnare questo processo». Il pensiero di Rosati va poi ai dipendenti: «Le cose si possono fare se si discute e si programmano per tempo, anche perché non dobbiamo mai dimenticare che sono poi i dipendenti a pagare le scelte dei titolari. Una Milano aperta 24 ore su 24? Deve però essere fatta anche di servizi, non solo di negozi aperti».