I sindacati "distratti" all’attacco del governo. Ma i tagli non ci sono

La Cgil minaccia lo sciopero: «Spariti 400 milioni per i contratti». Vegas: «Quei fondi sono in Finanziaria»

da Roma

Poteva essere un tranquillo sabato estivo. Si è trasformato, invece, in un caravanserraglio di polemiche tra sindacati e governo sui presunti tagli ai fondi per il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici.
Pomo della discordia è stato il comma 10 dell’articolo 63 del maxiemendamento di conversione del decreto legge sulla manovra triennale. Originariamente, infatti, il «Fondo per gli interventi strutturali di politica economica» godeva di uno stanziamento aggiuntivo di 2.740 milioni di euro per il 2009, ridotti a 2.340 dall’intervento del governo. Nel testo del decreto, si badi bene, non è assolutamente specificato che quella voce sia un «serbatoio» per la contrattazione. L’unico riferimento agli stipendi della pubblica amministrazione è contenuto nel dossier elaborato dal Servizio studi della Camera.
Ma tanto è bastato perché il sindacato insorgesse. Carlo Podda, segretario della Funzione pubblica Cgil ha minacciato un «settembre caldo» sottolineando che «lo sciopero sarà inevitabile», mentre il segretario confederale della Cisl, Gianni Baratta, ha preannunciato un confronto «molto complicato». Il corto circuito mediatico-sindacale è nato dalla confusione di due diverse disposizioni contenute nella manovra. Da una parte la riduzione di 400 milioni dello stanziamento per il comma 10 e, dall’altra, il combinato disposto dell’articolo 67 che prevede la disapplicazione e il ridimensionamento finanziario di una serie di leggi riguardanti la contrattazione integrativa nelle more di un riordino dei fondi destinati a tale capitolo.
A chiarire il malinteso, che appare tutt’altro che casuale, ci ha pensato lo stesso governo. Il sottosegretario all’Economia, Giuseppe Vegas, ha definito «prive di fondamento» le ipotesi di un taglio di 400 milioni perché le risorse del Fondo, non tutte destinate al pubblico impiego, sono state riallocate parzialmente per la proroga di agevolazioni fiscali (la crescita dello stanziamento è passata da 500 a 900 milioni; ndr), destinate soprattutto al settore agricoltura che attende la conferma dell’Irap all’1,9%, dell’accisa ridotta sui carburanti e del bonus fiscale per le aree svantaggiate.
Fonti qualificate del ministero della Pubblica amministrazione hanno precisato che i fondi per la contrattazione non possono essere inseriti in un decreto legge ma saranno reperiti, come prevede la norma, direttamente in Finanziaria. E in quel luogo si ricercheranno i soldi che il governo Prodi non aveva stanziato. Allo stesso modo, l’articolo 67 pone fine a una serie di sperequazioni fra i vari settori della pa ponendo le basi per un sistema che premierà i dipendenti più meritevoli e virtuosi senza aumenti a pioggia.
Avrebbe potuto essere un sabato dedicato alla scoperta di alcune positive novità della manovra, come l’ammodernamento dei mezzi della Difesa attraverso la dismissione degli immobili militari. O come la Banca per il Sud, idea del ministro Tremonti che presto troverà attuazione. Hanno prevalso le solite polemiche. Non ultima, quella del governatore pd della Calabria, Agazio Loiero, che ha denunciato un taglio di 3,5 miliardi ai fondi per la sua Regione. Gli ha risposto a stretto giro il ministro Fitto: «Non si tocca un solo euro della disponibilità delle Regioni». Il decreto prevede sì una maggiore responsabilizzazione degli enti locali nel raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica, ma riorganizza decine di miliardi di fondi destinati alle infrastrutture del Mezzogiorno.