I sindacati diventano «sudisti»: no alla devoluzione

A Locri la prima uscita di Bonanni da leader della Cisl: serve subito un vero «new deal»

da Roma

Il paradosso lo ha colto il presidente della giunta calabrese Agazio Loiero: «Celebriamo il lavoro in una terra in cui il lavoro non c’è». Ma il messaggio che i tre sindacati confederali hanno voluto mandare festeggiando il Primo maggio a Locri è chiaro. C’è sicuramente la lotta alle mafie (la cittadina ionica è stata scelta anche per sostenere i ragazzi della «Primavera di Locri»), ma nella scelta ha pesato soprattutto il ritrovato meridionalismo di Cgil, Cisl e Uil. Un argomento in comune indispensabile alle tre confederazioni, che si apprestano ad affrontare il nuovo governo in ordine sparso su diversi argomenti cruciali.
E così sul «new deal» per il Meridione Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti hanno speso analisi e proposte simili. Il Mezzogiorno «sarà la prima cosa che chiederemo al governo», ha detto il segretario generale della Cgil, Epifani.Alla base, la convinzione che solo un riscatto del Meridione possa aiutare a crescere il Settentrione, come ha spiegato il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti: «Per ridurre le tasse a un cittadino del Nord bisogna creare due buoni posti di lavoro al Sud. Se non si riprende la strada dello sviluppo del Mezzogiorno il Paese non può andare meglio». Poi c’è il meridionalismo doc di Bonanni. Il neosegretario della Cisl ha fatto del Sud il principale cardine della sua proposta per la segreteria. E alla manifestazione di Locri ha avuto buon gioco nel riproporre la ricetta: «Bisogna costruire un vero e proprio new deal meridionale». Il sindacato confederale è pronto a lanciare «la sfida sul Mezzogiorno». La soluzione, secondo Bonanni, passa per la «fiscalità di vantaggio». Una ricetta - spiega - che è stata ormai accettata da tutti i sindacati e che ovviamente piace anche agli imprenditori. In sostanza, la richiesta è di non destinare «a pioggia» il taglio di cinque punti del cuneo fiscale, concentrandolo su alcune categorie: giovani, donne e, appunto, Sud.
Ad accomunare i sindacati in questo Primo maggio c’è stato il «no» al referendum confermativo della riforma federalista che si terrà a giugno. Il primo atto di Bonanni da segretario è stato proprio quello di schierare ufficialmente la Cisl nel referendum che deciderà cosa fare della devolution. A Locri il leader della Cisl ha ribadito la posizione sulla devoluzione: «Siamo fortemente contrari». Anche Epifani ha fatto un accenno alla riforma, bocciandola, come aveva già fatto il 25 aprile. Su questa linea i tre confederali incontreranno anche l’Ugl, il sindacato vicino alla destra, che presto dedicherà al Sud una conferenza e che al prossimo governo chiede l’istituzione di un ministero per il Mezzogiorno.
C’è però un aspetto della politica per il Sud che continua a dividere i sindacati: la riforma dei contratti. La Cisl spinge per rafforzare la contrattazione di secondo livello (territoriale e aziendale), mentre la Cgil continua a difedere il livello nazionale.