I sindacati fanno volare gli stipendi pubblici

Padoa-Schioppa pensa al blocco dei contratti integrativi. E Nicolais «frena» la Corte dei conti

Gian Maria De Francesco

da Roma

Nel periodo dicembre 2000-giugno 2006 le retribuzioni della pubblica amministrazione hanno registrato un incremento del 16,7%, un valore leggermente superiore a quello computato nel settore privato (15,5%). I rinnovi contrattuali negoziati dall’Aran (l’agenzia che rappresenta lo Stato in questo tipo di trattative) hanno segnato, nello stesso periodo, una crescita del 15,9%, in linea con il comparto privatistico, mentre i settori non sottoposti a questo tipo di contrattazione (esercito, magistratura, ecc.) hanno visto gli stipendi salire del 20,5% nei sette anni di riferimento.
È quanto emerge dall’ultima relazione trimestrale inviata dall’Aran al Parlamento e al governo. Si tratta di dati che confermano i tentativi di introdurre il concetto di moderazione salariale anche all’interno della Pubblica amministrazione portato avanti dal governo Berlusconi nella scorsa legislatura. E che confermano il successo dei tetti introdotti dalle Finanziarie 2005 e 2006.
C’è, però, il rovescio della medaglia. Si tratta della contrattazione integrativa (o decentrata) che avviene a livello locale. I meccanismi di incremento delle retribuzioni che dovrebbero premiare l’efficienza dei funzionari si trasformano in un’occasione per aumenti retributivi fuori linea. Solo in questo modo si spiegano le forti disparità tra pubblico e privato registrato nel periodo 2000-2005. Negli ultimi sei anni, a fronte di un tasso di inflazione complessivo del 12,6%, i dipendenti dell’industria hanno visto aumentare i salari del 15,1%, mentre quelli dello Stato del 23,7%, valore che sale al 26,8% per gli enti locali. Questa disparità, spiegano fonti bene informate, è il frutto sia del «peso specifico» dei sindacati, soprattutto negli enti pubblici non economici, sia della fallimentare gestione di alcuni enti locali.
Non è un caso che i tecnici al servizio del ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, stiano studiando degli strumenti per bloccare di fatto la contrattazione decentrata arginandone gli effetti devastanti per i conti pubblici. Ma anche su questo fronte il titolare del dicastero di via XX Settembre potrebbe essere sorpassato a sinistra. Nel disegno di legge sulla semplificazione che il ministro diessino della Funzione pubblica, Luigi Nicolais, si accinge a presentare sarebbe previsto, secondo indiscrezioni, un ridimensionamento delle funzioni di controllo della Corte dei conti. Tolto ogni potere alla magistratura contabile, che già oggi non può impedire la stipula dei contratti, la festa potrebbe continuare all’infinito.