I sindacati hanno già cambiato linea: firmata una tregua al buio col governo

I piloti congelano l’astensione del 23: «Un atto di sensibilità verso il nuovo esecutivo». I rappresentanti dei trasporti chiedono una cabina di regia. «Ma non faremo sconti»

Gian Maria De Francesco

da Roma

Tregua armata tra sindacati e il nuovo governo Prodi. Un’apertura di credito legata alle dichiarazioni concilianti del Professore e del neoministro del Lavoro, il ds Cesare Damiano, che hanno immediatamente sottolineato l’importanza della concertazione come strada maestra delle relazioni industriali. Di certo, il governo Prodi non incontrerà l’ostilità precostituita dei sindacati come accadde all’esecutivo Berlusconi. E i primi segnali iniziano a vedersi. I piloti di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Unione piloti hanno differito lo sciopero proclamato per martedì prossimo 23 maggio a seguito della convocazione di ieri presso il ministero dei Trasporti. «Un atto di responsabilità e sensibilità nei confronti del nuovo governo e del nuovo ministro dei Trasporti (Alessandro Bianchi del Pdci ndr)», hanno fatto sapere le cinque sigle. I sindacati hanno illustrato le criticità del trasporto aereo nazionale e la situazione di Alitalia, mentre da parte del ministero si è manifestata la disponibilità «a seguire con attenzione» la vicenda.
Bisogna ricordare che, sempre ieri, ha ottenuto un’altissima adesione lo sciopero degli autoferrotranvieri indetto per il rinnovo del contratto nazionale. Ma la situazione è un po’ più fluida rispetto al precedente governo Berlusconi. I sindacati dei trasporti hanno scritto al presidente del Consiglio e ai ministri dell’Economia, delle Infrastrutture e dello Sviluppo economico chiedendo una «cabina di regia» sul settore. L’intento è nobile: da una parte si chiede di «riunire» i vari ministri per evitare la dispersione delle varie competenze determinata dai vari spacchettamenti effettuati per accontentare i singoli parti della coalizione di governo. Dall’altra parte si mira a evitare il «saldarsi delle diverse situazioni di emergenza» per non arrivare, di volta in volta, a uno scontro frontale. «Noi - spiega al Giornale il segretario della Fit-Cisl Claudio Claudiani - abbiamo avanzato richieste urgenti per affrontare la crisi che sta attanagliando le Ferrovie dello Stato, l’Anas e lo stato di abbandono dei porti lasciati soli in un momento di crescita esponenziale dei traffici nel Mediterraneo». Si cerca una corsia preferenziale, quindi? Su questo punto Claudiani è netto. «Non abbiamo instaurato nessun tipo di rapporto privilegiato, ma abbiamo chiesto di essere convocati per discutere dei singoli problemi. Poi è chiaro che se si colgono le sensibilità del mondo sindacale, questo è un segnale positivo, ma certo non abbiamo apprezzato che il ministro Bianchi abbia detto che il Ponte sullo Stretto non è una priorità».
Anche Sandro Degni, segretario della Uil Trasporti, è intenzionato a mettere i puntini sulle i. «Vogliamo ridiscutere delle Ferrovie che rischiano di non riuscire a pagare gli stipendi, della fusione Autostrade-Abertis e anche della situazione degli autoferrotranvieri che attendono gli aumenti. Per vie traverse ne abbiamo già discusso con Prodi, che però ha chiesto di vedere prima la situazione dei conti pubblici e quindi occorrerà qualche giorno». Insomma, un segnale di disponibilità?. «Sia chiaro - conclude Degni - che sconti non ce ne saranno. Se si risponde alle nostre esigenze, bene. Se non si risponde, si beccherà la sua dose di scioperi».
Ma proprio sul capitolo scioperi appare difficile che il Prof riesca a superare Berlusconi. Nel 2002 le ore di sciopero, calcolate dall’Istat, sono state 6,104 milioni, nel 2003 sono state 5,73 milioni per ridursi nel 2004 a 4,852 milioni e salire l’anno scorso a 6,338 milioni. In quattro anni gli scioperi hanno determinato la perdita di 23 milioni di ore di lavoro delle quali l’85%, secondo l’ex premier, legate a «motivi politici». Berlusconi ha subito ben sei scioperi generali (16 aprile 2002, 18 ottobre 2002, 24 ottobre 2003, 26 marzo 2004, 30 novembre 2004 e 25 novembre 2005), mentre l’ex ministro della Giustizia, Roberto Castelli, per ben quattro volte ha visto i magistrati astenersi dal lavoro. Una conflittualità a orologeria?