I sindacati: niente blitz su pensioni e contratti

Contestato il taglio dei coefficienti pensionistici

Gian Battista Bozzo

da Roma

Su pensioni e pubblico impiego, fra governo e sindacati è polemica aperta. Il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, avverte infatti l’esecutivo che «non si fa cassa» con la previdenza; mentre le voci di uno slittamento del contratto del pubblico impiego, scaduto il 31 dicembre scorso, non piacciono al segretario cislino Raffaele Bonanni: «Ogni giorno si annunciano tagli nel pubblico impiego, noi non ci stiamo. Senza una vera concertazione, noi avremo le mani libere». Per Epifani, i costi della manovra economica non devono essere sopportati dai lavoratori, ma «da chi in questi anni si è arricchito».
Il caso Mirafiori. Governo e Cgil, Cisl e Uil si incontreranno a fine giugno, a ridosso del varo della manovra-bis. Il timore è che Palazzo Chigi decida le misure senza coinvolgere il sindacato. «Se il governo farà scelte che vanno in direzione contraria a quel che pensa il sindacato - ricorda Epifani - noi non potremo stare fermi». La Cgil non può lasciare la politica delle «mani libere» esclusivamente alla Cisl. Anche perché il sindacato rosso scricchiola anche in una roccaforte come Mirafiori. Epifani ammette la preoccupazione per l’andamento delle elezioni delle rappresentanze sindacali allo stabilimento Fiat, dove la Fiom è stata sonoramente bocciata: «Avevamo la maggioranza assoluta, adesso siamo al 20%, bisogna che la Fiom ci rifletta sopra», dice Epifani, con una critica neppure tanto implicita ai vertici del sindacato dei metalmeccanici. Il voto si è spostato sulla Cisl, che è diventata la prima organizzazione sindacale a Mirafiori, ricorda il numero due cislino Paolo Baretta. E complessivamente, aggiunge, il 70% dei lavoratori di Mirafiori vota per Cgil-Cisl-Uil.
Pensioni, no a revisioni. Sui capitoli della manovra contestati dai sindacati - pensioni e pubblico impiego - le anticipazioni parlano di un taglio dei coefficienti di trasformazione e di un blocco ancora più ferreo delle assunzioni nella Pubblica amministrazione, oltre che di un rinvio dei nuovi contratti. La moratoria sul contratto potrebbe essere addirittura biennale, con un risparmio di 600 milioni di euro già per quest’anno. «Dove possibile - conferma il viceministro dell’Economia, Roberto Pinza - andrà fatto un dimagrimento nel pubblico impiego». Quanto alle pensioni, la riduzione dei coefficienti di trasformazione sarà discussa il 28 giugno dal Nucleo di valutazione della spesa previdenziale: si parla di un taglio fra il 6 e l’8%, con una riduzione delle prestazioni che sarà a regime fra una decina d’anni.
Contratti pubblici da fare. A Napoli, per una manifestazione della Cgil a favore del «no» al referendum sulle modifiche costituzionali, Epifani lancia un avvertimento a Prodi: «È venuto il momento di far valere le nostre ragioni. Sappiamo che la situazione è pesante, però bisogna comprendere che quella parte del Paese che è rimasta indietro non può essere chiamata a pagare ancora; bisogna che paghi l’altra parte, quella che si è arricchita». Per il segretario della Cgil, «i contratti pubblici non si possono bloccare e sulla previdenza non si può fare cassa, come abbiamo sempre detto al governo». Il «no» alla revisione dei coefficienti pensionistici viene confermato dal segretario confederale Morena Piccinini, che parla di «inaccettabile faciloneria» da parte del governo: «Nessuno scambio con la cancellazione dello scalone», avverte. Dello stesso avviso anche l’Ugl.
Riserve sul cuneo. Terzo argomento di disputa governo-sindacati, il cuneo fiscale. Cgil-Cisl-Uil non sono del tutto favorevoli al provvedimento, soprattutto per quanto riguarda la parte contributiva del taglio; e chiedono che siano i lavoratori, e non solo le aziende, a trarne vantaggio. Il ministro del Lavoro Cesare Damiano risponde che la riduzione del cuneo andrà concentrata sul lavoro a tempo indeterminato, e che si aumenteranno i contributi sui lavori a progetto. Quanto alla legge Biagi, Damiano conferma un approccio che vorrebbe essere pragmatico: «Il buono della riforma si applica, il cattivo si cancella. La buona flessibilità è necessaria, la precarietà va combattuta». Il governo, promette Damiano, completerà la «Biagi» con la riforma degli ammortizzatori sociali.