I sindacati non vanno in pensione Nella notte rottura col governo

Il premier annuncia l’accordo. Epifani: &quot;C’è troppo ottimismo&quot;. Rifondazione e Pdci: lo scalone va abolito. Poi, nella notte, Cgil, Cisl e Uil lasciano i tavolo: <a href="/a.pic1?ID=188809"><strong>scontro sull'età pensionabile e sul sistema degli incentivi</strong></a>

Roma - Secondo il governo sono solo gli ultimi sussulti prima dell’accordo. Attriti fisiologici quando si è a un passo dall’intesa e ognuno cerca di ottenere qualcosa in più, come ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta chiudendo il tavolo ufficiale con tutte le parti sociali. Anche il premier Romano Prodi e il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa si sono mostrati ottimisti per tutta la giornata, pronosticando un accordo nella nottata o al massimo per stamattina, in tempo, quindi, per permettere al Consiglio dei ministri di domani una tranquilla approvazione del Dpef.

Il tutto mentre i sindacati mandavano messaggi di segno opposto e descrivevano una situazione di stallo se non di rottura. «C’è troppo ottimismo in giro», ha protestato il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani. Il problema, ha aggiunto il segretario confederale Morena Piccinini, è che «sulla platea dei pensionati per l’aumento delle minime non ci sono conti, sullo scalone non ci sono conti. Non capisco perché il governo non li ha fatti prima. Cosi non va bene per niente». Alle 22,30 il segretario generale aggiunto della Cisl Pier Paolo Baretta ha confermato: «Non abbiamo ancora le cifre su cui discutere».

Il clima si era guastato già lunedì sera quando le agenzie di stampa avevano iniziato a battere le indiscrezioni sulla rivalutazione delle pensioni minime. L’una tantum da 250 euro a partire dall’autunno non basta ai sindacati perché non esaurisce la quote di tesoretto che era stata promessa per la rivalutazione (1,3 miliardi di euro) e fa pensare che la quota di extragettito per le politiche sociali si sia ridotta.

Irritazione per cifre che «non rappresentano la verità e mettono a rischio la trattativa», ha protestato la segreteria della Cgil. E anche il ministro Cesare Damiano è stato costretto a smentire l’entità della cifra per i pensionati che sarà erogata in autunno. Un passo indietro, quindi, in uno dei capitoli che sembravano meno problematici, tanto che l’una tantum e la promessa di aumenti automatici delle pensioni per gli anni a venire (ieri è stato precisato che il recupero totale dell’inflazione varrà anche per le pensioni fino a 2.180 euro) sembrava aver convinto anche la sinistra radicale.

In alto mare, fino a ieri sera, anche la trattativa sul superamento dello scalone. Tema affrontato solo superficialmente al tavolo tra il governo e tutte le parti sociali, ma al centro di incontri ristretti tra i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil e, per il governo, Letta, il ministro del Lavoro Cesare Damiano e il responsabile dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. In nottata si è aggiunto anche Romano Prodi. Due le proposte del governo. In serata Damiano ha ripresentato l’ipotesi degli «scalini»: pensionamento a 58 anni dal 2008, con aumenti ulteriori di un anno ogni 18 mesi. Soluzione bocciata dai sindacati. Allo stesso modo le tre confederazioni avevano respinto la proposta di un mix tra uno «scalino» a 58 anni dal 2008 e la «quota 98» a partire dal 2010. In sostanza una somma tra età anagrafica e contributiva più penalizzante della riforma Maroni. Con 58 anni servirebbero 40 anni di contribuzione. I sindacati vorrebbero arrivare a quota 96. Una soluzione che, in ogni caso, difficilmente accontenterà la sinistra radicale e anche una parte del sindacato.

Come la Fiom, i metalmeccanici della Cgil, che stanno promuovendo scioperi nelle fabbriche. Clima che ha condizionato i giudizi dell’ala sinistra della maggioranza. «Sullo scalone non c’è soluzione. Noi pensiamo che debba essere abolito», ha protestato il ministro della Solidarietà Paolo Ferrero. Sulla stessa linea il capogruppo del Pdci alla Camera Pino Sgobio: «Lo scalone, come da programma, va abolito. Il governo di centrosinistra deve mettere in pratica ciò che ha promesso agli italiani». L’unica alternativa, ha aggiunto il segretario del Prc Franco Giordano, sono gli incentivi per chi ritarda il ritiro dopo i 57 anni. Ipotesi che farebbe lievitare ulteriormente i costi dell’abolizione dello scalone.