I sindacati in piazza strigliano la Moratti: «È l’ora dei fatti»

Palazzo Marino: «Ingiuste le critiche sul tavolo per l’occupazione»

Bene il tavolo sul lavoro con il sindaco Letizia Moratti, ma ora i sindacati chiedono più fatti e meno parole. Il patto di ferro, firmato a Palazzo Marino per affrontare i temi dell’occupazione, dello sviluppo, dell’innovazione e delle politiche socio-sanitarie rischia di rimanere sulla carta. E la manifestazione del Primo maggio è l’occasione per tentare un rilancio. Anche perché, dopo molti anni, a parlare sul palco c’è l’assessore alle Politiche del Lavoro Andrea Mascaretti, con tanto di fascia tricolore a rappresentare il sindaco.
«Il patto per Milano? Sono passati mesi - attacca il segretario della Uil Walter Galbusera - e non ha certo espresso le potenzialità attese». Una critica pesante che rischia di chiudere il dialogo ancor prima che cominci. «Noi discutiamo - taglia corto - ma non per passare il tempo. Arriviamo presto a decisioni comuni. Dalla Moratti, che è un’imprenditrice, ci aspettiamo l’introduzione di forme di partecipazione, come i comitati di sorveglianza. I sindacati chiedono più potere e in cambio sono pronti ad assumersi più responsabilità». Sullo sfondo i temi classici. Come «la difesa del potere d’acquisto di salari e pensioni, la riduzione della precarietà, una rete di assistenza sanitaria e previdenziale che consenta ai precari di avvicinarsi sempre più alle condizioni dei lavoratori a tempo indeterminato». Le critiche? «Ingiuste», parola dell’assessore Andrea Mascaretti che respinge al mittente e comincia a ricucire lo strappo. «Giudichiamo i fatti - il suo invito -. Il protocollo firmato a Milano tra Comune, Cgil, Cisl e Uil è unico in Italia. Un modo nuovo di intendere le relazioni sindacali». La crisi di risultati? «Abbiamo già avviato diversi tavoli - si difende -. Altri ne avvieremo. È un lavoro che ha bisogno di tempo. Con i sindacati dobbiamo condividere una visione futura della città, offrire ai giovani più posti di lavoro, creare opportunità nuove. In un mondo e in un periodo in cui questo non è certo facile». Perplesso il segretario della Cgil. «In un anno - si lamenta Onorio Rosati - si è fatto poco o niente. Lavoro e disoccupazione sono temi troppo importanti per agitarli solo in alcune circostanze e dimenticarli subito dopo». Toni duri che preludono a un ultimatum. «La stagione del dialogo è importante, ma il dialogo serve solo se produce risultati positivi. Il tempo delle parole è scaduto, abbiamo presentato una piattaforma unitaria e vogliamo risposte concrete. A breve». A seguire la lista che mette in fila «nuove regole sugli appalti, politiche contro la precarietà, un nuovo welfare per dare risposte ai giovani, alle donne, agli anziani». Un decalogo piuttosto impegnativo. «Se Milano - aggiunge Rosati - riconosce al lavoro la sua funzione sociale, deve destinare risorse e fornire risposte adeguate in termini di maggiore sicurezza e dignità». Pronta la replica di Mascaretti. «Oggi - assicura - non c’è nulla di definitivo. Una volta c’erano le fabbriche con un tot di posti disponibili. Quelli erano, punto e basta. Ora, invece, tutto è continuamente in evoluzione. I posti bisogna conquistarli. E noi vogliamo conquistarne sempre di più. Un discorso quantitativo, ma anche qualitativo. Milano ha bisogno di sviluppo e innovazione». Una tirata d’orecchi arriva anche da Antonio Panzeri, già numero uno della Cgil, oggi europarlamentare. «Milano - la sua analisi - deve darsi una prospettiva diversa, collocarsi in Europa. E per farlo non basta andare in giro a chiedere i voti per l’Expo. Sul lavoro, fino a oggi si sono fatte troppe chiacchiere, è ora di porsi come obiettivo il raggiungimento dei parametri europei in campo economico e sociale». Da Palazzo Marino il centrosinistra attacca. «Non si può dire che le politiche della giunta Moratti sul lavoro siano sbagliate - la stilettata di Pierfrancesco Majorino (Unione) -, perché non ci sono proprio. In un anno non si è prodotto un risultato che sia uno. È ora di affrontare con impegno i nodi dello sviluppo. Anche perché su questo tema le leggi concedono molti spazi proprio agli enti locali. Peccato che a Milano non se ne siano ancora accorti».