I sindacati: con la Regione nessun dialogo

L’assessore ha dato ordine ai direttori Asl di pagare i creditori con un’anticipazione finanziaria, che però è vietata dalla legge

Marzio Fianese

«Non possiamo valutare il piano sanitario e quello ospedaliero perché non conosciamo esattamente il contenuto se non attraverso gli organi di stampa». I sindacati confederali Cgil-Cisl-Uil denunciano assieme l’assenza di dialogo con i vertici regionali della sanità e chiedono l’avvio di una serie di tavoli di concertazione «per capire come si risparmieranno 788 milioni previsti dalla Finanziaria del Lazio e dove si taglieranno 1.500 posti letto». Sott’accusa, insomma, il fatto ormai eclatante che le misure di contrasto del debito sanitario accumulato dalla Regione restano «trincerate» nel silenzio degli amministratori. «I sindacati - ha spiegato il segretario generale Cgil Roma e Lazio, Walter Schiavella - vogliono fare la propria parte. Anche se domani sarà consegnato al Governo il Piano sanitario noi chiediamo che nelle prossime settimane parta una stretta concertazione con le forze sindacali perché il fulcro dovrà essere un piano di riorganizzazione sanitaria condiviso». La critica dei sindacati riguarda prima di tutto il riordino della rete ospedaliera «previsto in assenza di un piano sanitario regionale». Alla Regione viene chiesto infatti che la riduzione-riconversione dei posti letto avvenga mediante un riequilibrio dei servizi sanitari sulla base di esigenze epidemiologiche e dei flussi delle popolazioni.
«Chiediamo inoltre - ha aggiunto il segretario regionale della Cisl Tommaso Ausili - che la riduzione dei posti letto sia fatta per il 55 per cento nel pubblico e per il 45 per cento nel privato. Inoltre l’offerta nella regione della riabilitazione e della lungo degenza deve essere equamente divisa tra pubblico e privato. Alla Giunta - ha concluso - serve più coraggio, più coerenza e più celerità».
I sindacati reclamano inoltre una diversa distribuzione di risorse tra territorio e ospedali, ribaltando l’attuale proporzione che vede ai primi destinato il 47 per cento delle risorse e ai secondi il 53 per cento. «Infine - ha proseguito il neo-segretario regionale Uil di Roma e Lazio Luigi Scardaone - chiediamo un piano di edilizia sanitaria per ammodernare e razionalizzare l’esistente rete in funzione delle mutate esigenze e condizioni, come nel caso della ipotizzata costruzione dei nuovi ospedali dei Castelli e del Golfo». I tre sindacati vanno giù duro anche per ciò che riguarda le grandi strutture sanitarie («serve una riorganizzazione e razionalizzazione per ridurre in tre anni le perdite del 30 per cento); le liste di attesa («aumentare il fondo destinato all’abbattimento»); le residenze sanitarie assistenziali («le strutture di prossima attivazione dovranno essere collegate alla riconversione dei posti letto per acuti a Roma»);il controllo della spesa farmaceutica («bisogna ampliare la gamma dei farmaci di maggior costo per la distribuzione diretta»).
«Avevo ragione quando alcuni giorni fa alla Regione Lazio Cgil-Cisl e Uil, non si sono presentate alla commissione Sanità per ascoltare le loro proposte nell’audizione prevista per il taglio dei posti letto, avevo ragione quando dicevo che c’era una polemica tra i sindacati e il presidente Marrazzo e l’assessore alla Sanità Battaglia - dice Tommaso Luzzi, consigliere regionale di An -. Noi vogliamo sapere che fine facciano i tremila e rotti posti letto che si vogliono tagliare e chiediamo che l’assessore venga urgentemente in commissione Sanità a confrontarsi con l’organo preposto dalla legge Regionale».