Ma i sindacati si rimangiano la pace: «Senza modifiche il 30 sarà sciopero»

da Roma

Sono sempre meno quelli che scommettono su una revoca dello sciopero generale della scuola del 30 ottobre. La portata delle aperture che nei giorni scorsi hanno fatto i leader di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, entrambi disponibili a rinunciare allo sciopero in cambio dell’apertura di un tavolo con il governo, si è sgonfiata di fronte all’assenza di segnali da parte dell’esecutivo e, soprattutto, per la resistenza delle rispettive federazioni di categoria. Le disponibilità a rinunciare alla protesta non è piaciuta in particolar modo alla battagliera Cisl Scuola di Francesco Scrima che ha bocciato in toto la riforma del ministro Mariastella Gelmini, definendola un «attacco devastante alla scuola pubblica».
I contatti tra governo e sindacati sono proseguiti anche ieri, ma dell’attesa convocazione non c’è ancora traccia. Anche i due segretari generali hanno quindi fatto un passo indietro. Bonanni ha precisato che la rinuncia alla protesta è subordinata a un’inversione di rotta da parte del governo. E Angeletti ha rimarcato: «Se il governo non farà nulla da qua al 30 del mese, soprattutto per quanto riguarda contratti e retribuzioni, la manifestazione si farà così come lo sciopero». Il nodo è proprio quello delle retribuzioni degli insegnanti. «Il contratto è fermo al 2007 - spiega Massimo di Menna, segretario della Uil scuola - i tagli entrano subito in vigore mentre le nuove risorse arriveranno solo nel 2012». Un timing che non piace alle organizzazioni di categoria ma che, se fosse rivisto, potrebbe bastare alla revoca dello sciopero, almeno per quanto riguarda Cisl e Uil. Perché per il resto i due sindacati potrebbero non porre problemi, fatta eccezione per alcune precisazioni sul maestro unico.
Il discorso cambia con la Cgil. Nonostante l’irrigidimento delle posizioni di Cisl e Uil, le distanze con il sindacato della sinistra rimangono grandi, come emerge la frecciata lanciata ieri da Bonanni al collega Guglielmo Epifani: «Gli scioperi si fanno per ottenere i risultati. Per taluni, l’obiettivo non sembra la revisione della politica del governo ma lo sciopero». Come dire, Corso d’Italia andrà comunque allo sciopero per motivi politici. E se ci sarà mai un’intesa sulla scuola, sarà separata.
Da vedere anche cosa farà il potente sindacato autonomo della scuola, lo Snals-Confsal. Il segretario generale Marco Paolo Nigi è disponibile a una revoca dello sciopero, ma sul piatto mette tutte i nodi della riforma che non piacciono ai sindacati. Il governo non dovrebbe concedere solo gli aumenti in busta paga, spiega in polemica con Cisl e Uil, ma dovrebbe rivedere le proprio posizioni almeno sul maestro unico, i tagli al personale, l’aumento degli alunni per classe, la riduzione delle discipline e del tempo scuola. Un puzzle, insomma, le cui tessere difficilmente andranno al loro posto. Forse nemmeno se il governo chiamasse i sindacati per convocarli.