I sindaci che spalano e piangono: «Una natura vigliacca»

Il giorno dopo non tardano ad arrivare gli immancabili comunicati. Le dichiarazioni, le accuse, le speculazioni politiche non si fermano neppure di fronte alla morte e alla devastazione. E fanno da contraltare a quella politica che si mostra davvero vicina a chi ha perso tutto e ha bisogno di una vanga più che di un foglio di carta pieno di parole. La politica vera è quella del popolo dei sindaci. Indignati, feriti, isolati, eppure con i calzoni arrotolati sugli stivali e la fascia riposta in un cassetto non per qualche polemica sterile, ma perché in strada a spalare sarebbe solo d’impaccio. È il caso di Claudio Galante e Corrado Fabiani, sindaco e vice sindaco di Brugnato, uno dei comuni simbolo di questa alluvione. Due amministratori che l’unico «lusso» che sono riusciti a concedersi dalla tarda serata di martedì a tutto ieri, è stata una crisi di pianto sincero. Una reazione però subito contenuta, per poter correre ad aiutare i bimbi intrappolati a scuola, i vecchi in difficoltà. Un intervento diretto, in prima persona, senza stare ad ascoltare le mezze accusette lanciate da altri sindaci che parlano, da distante e attraverso un ufficio stampa, di «cementificazione colpevole». Loro, i sindaci che avevano appena pulito i torrenti e la canalizzazione delle acque quando il fiume di fango si è dimostrato comunque più forte, non sono interessati alla polemica. Galante spiega in poche parole cosa sia davvero successo: «Non abbiamo avuto scampo. La natura è stata vigliacca».