I sindaci francesi verso lo sciopero: «Siamo sottopagati»

I primi cittadini di un medio Comune prendono 3000 euro lordi al mese: «Poco per troppi rischi»

Alberto Toscano

da Parigi

I sindaci delle città francesi di medie dimensioni hanno deciso di scendere sul sentiero di guerra. La ragione sta in remunerazioni giudicate assai scarse rispetto sia ai parametri europei sia ai rischi che i «primi cittadini» devono assumere nel prendere ogni giorno numerose decisioni nell’interesse dei propri amministrati. Facciamo un esempio: la necessità di rifare una sede stradale dopo una gelata invernale. Se il sindaco attende troppo a lungo prima di provvedere, rischia di essere denunciato da una persona scivolata in una buca e finita gambe all’aria. Ma se, per contro, provvede immediatamente - magari facendo appello a un’impresa edile di sua conoscenza - potrebbe essere accusato da un giudice di non aver seguito l’iter necessario, previsto dalla normativa sugli appalti e i lavori pubblici. Negli anni scorsi numerosi sindaci francesi hanno dovuto far fronte a problemi legali, talvolta assai seri. L’assemblea nazionale dei «primi cittadini», svoltasi qualche mese fa, ha lanciato un grido d’allarme, esprimendo le difficoltà e i rischi commessi col «mestiere di sindaco».
Adesso parte dalla città di Clamart, nella regione parigina, il singolare appello di amministratori locali convinti che lo Stato sia sempre meno riconoscente nei loro confronti. Il sindaco di questa località ha denunciato all’opinione pubblica una situazione che considera insostenibile: la leggerezza della sua busta paga. Il sindaco di una media città francese riceve 3.000 euro lordi al mese, ossia - secondo quanto affermano gli amministratori locali transalpini - meno del collega di una città italiana di uguali dimensioni e soprattutto molto meno di quanto ricevono i sindaci belgi e tedeschi. Il capo di un’amministrazione locale belga porta a casa una busta paga di 6.041 euro al mese e i sindaci tedeschi guidano la graduatoria europea con un reddito mensile di 7.060 euro. Di fronte a queste cifre i «primi cittadini» di Francia ritengono d’essere oggetto di una sorta di discriminazione a livello europeo. Di qui una protesta che potrebbe assumere conseguenze inaspettate.
Tra i ranghi degli amministratori locali francesi, di ogni tendenza politica, si fa largo l’idea di un’astensione dal lavoro, che avrebbe il merito di imporre i loro problemi economici e giuridici all’attenzione dell’intera opinione pubblica nazionale. C’è però chi esita a sostenere una tesi tanto drastica, ritenendo che il primo passo della protesta potrebbe essere costituito da una sorta di «sciopero bianco», con la rigorosa applicazione della complessa normativa vigente nei 36mila comuni di Francia. Essendo le leggi e i regolamenti talvolta molto complessi, basterebbe applicarli alla lettera per paralizzare la pubblica amministrazione. Tuttavia i sindaci francesi non vogliono creare eccessivi problemi al cittadino e affermano di rifiutare l’idea del blocco dei servizi: dove andrebbe a finire la vita sociale d’Oltralpe se da un giorno all’altro i sindaci si rifiutassero di celebrare i matrimoni o di provvedere alla pulizia delle strade? La protesta sarà dunque graduale e responsabile.