I sindaci rossi del Nord eleggono Veltroni leader

da Roma

L’ultima volta fu nel novembre del ’99, quando ancora segretario dei Ds, Walter Veltroni fu il primo leader di partito a presentarsi a Barbiana per far visita alla tomba di don Milani. Un posto, auspicò in quell’occasione, che «vorrei diventasse uno dei luoghi della coscienza collettiva del Paese». D’altra parte, proprio da quel piccolo borgo nel Mugello fu lanciato per la prima volta quell’I care che Veltroni volle come slogan per il congresso del 2000, il primo dei Democratici di sinistra. Così, fors’anche per chiudere il cerchio, il sindaco di Roma avrebbe voluto sciogliere la riserva sul suo futuro nel Partito democratico già questa mattina, quando a otto anni di distanza si ritroverà di nuovo sulla tomba di don Milani nel quarantennale della sua morte. Ma ragioni di cautela e forse anche di scaramanzia lo hanno convinto a soprassedere e aspettare mercoledì prossimo. Quando da Torino, idealmente lontano dai palazzi della politica e in una città che rappresenta un’isola felice nel Nord tanto ostile al centrosinistra, Veltroni scenderà finalmente in campo candidandosi a segretario del Pd e quindi - in un futuro ancora incerto nei tempi e nei modi - a prossimo candidato premier. E sarà in quell’occasione che il sindaco capitolino dovrà iniziare a testare le sue proverbiali doti diplomatiche, perché è chiaro che il discorso dell’investitura sarà sotto la lente d’ingrandimento di tutte le anime del centrosinistra, consapevole che l’entrata in scena di Veltroni di fatto mette all’angolo la leadership di Romano Prodi. Insomma, se non sarà lui a decidere le linee guida dell’esecutivo poco ci manca.
Per il momento, Veltroni incassa l’appoggio del territorio (molti i sindaci del Nord che si dicono soddisfatti, dal torinese Chiamparino alla genovese Vincezi, passando per il primo cittadino di Bergamo) e anche delle segreterie dei partiti. Primo fra tutti il suo. Dopo un lungo incontro mattutino, infatti, Piero Fassino fa sapere che il sindaco di Roma è a un passo dal dire sì e sottolinea come la sua candidatura alla segreteria del Pd sia «in grado di raccogliere un vasto consenso nel paese». E ancora: «Una scelta che non solo non destabilizza il governo, ma consente al Pd di avere un leader che sarà utile a Prodi». Soddisfatto anche Francesco Rutelli. «Credo ci siano tutte le condizioni - dice il leader della Margherita - perché si tratti di una grande operazione di crescita democratica del Paese. Abbiamo voluto che ci fosse in campo questa candidatura che, personalmente, credo di aver concorso a sollecitare. Ma Walter non ha bisogno di sollecitazioni, ha le idee chiare e con quelle idee vedo tanta consonanza». E ieri, dal vertice della Margherita è pure arrivato il via libera all’affiancamento di Dario Franceschini a Veltroni in una sorta di ticket alla guida del Pd. Anche se il capogruppo dell’Ulivo alla Camera (ruolo che lascerebbe) cerca di dribblare le domande dei cronisti che vorrebbero estorcergli una parola da vice segretario in pectore del Pd. «Non è più - si limita a dire - la stagione delle quote o delle provenienze, siamo già oltre. Non ci sarà più il dovere di avere negli organismi dirigenti uno della Margherita e uno dei Ds». Appoggia la candidatura Veltroni anche il capogruppo dell’Ulivo al Senato Anna Finocchiaro che, assicura, «la competizione delle primarie sarà comunque vera».
Scettici, invece, Clemente Mastella («lo stimo, ma non condivido»), Enrico Boselli («Il Pd è un progetto debole»), Rosy Bindi («spero Veltroni non parta ingessato») e Cesare Salvi («può essere il leader del Pd, ma il candidato premier lo decideremo in futuro»).