I soci di Adr si spaccano sul piano

Braccio di ferro nel cda, Gemina trova unità e gli australiani di Macquarie restano soli

da Milano

Spaccatura con sorpresa al consiglio di amministrazione di Aeroporti di Roma: gli australiani di Macquarie, che detengono una quota prossima al 45% della società, hanno votato contro il piano industriale presentato dall’amministratore delegato Maurizio Basile, e sono rimasti soli. A favore invece ha votato Gemina (51%), che ha compattato tutte le sue componenti: compreso l’ad, Piergiorgio Romiti, che alla vigilia sembrava orientato sulle posizioni degli australiani. Sebbene i rapporti di peso siano sbilanciati verso Gemina, il piano industriale non è stato approvato: i voti, otto favorevoli e quattro contrari, non sono bastati, perché la maggioranza richiesta per una decisione strategica come l’approvazione del piano industriale, è degli otto decimi. Con la spaccatura nella società, si è creato anche uno stallo al quale il consiglio cercherà di porre rimedio riunendosi nuovamente entro la metà di febbraio.
Che Macquarie fosse contraria al documento elaborato da Basile, era noto: convinta che l’investimento indicato, e cioè di 2 miliardi di euro in dieci anni, potesse essere dimezzato, e che sacrifici quale un aumento di capitale potessero essere rinviati. Ma che Gemina fosse compatta, famiglia Romiti compresa, nel sostenere il piano è stata per molti una sorpresa. La società è in un momento di mutamenti: solo pochi giorni fa ha fatto ingresso l’immobiliarista romano Pierluigi Toti, che ha rilevato la quota rastrellata dalla Save di Enrico Marchi e rimasta a lungo «ingessata». Capitalia, Generali, Benetton, Ligresti. Tutti uniti nel sì alle strategie dell’amministratore delegato. Osserva una fonte finanziaria in cambio dell’anonimato: «Le logiche di un investitore straniero spesso non coincidono con quella nazionale. Un fondo persegue obiettivi di redditività, tende a spolpare, non ha la logica industriale del lungo periodo». Il piano che riguarda, in particolare, Fiumicino, è fortemente sostenuto dagli enti locali romani che, a parte la quota del 3% in Adr, hanno un preciso interesse a veder crescere e prosperare il loro scalo.
Il documento prevede la costruzione del molo C e del molo AA, il raccordo tra molo B e molo C, le sottostazioni per i bagagli, infrastrutturazioni, la costruzione della quinta pista (oggi quelle operative sono tre, più quella di servizio), lo sviluppo di aree. Tutto per portare Fiumicino da 31 a 51 milioni, fino ai 90 del 2026. Agli azionisti viene richiesto un aumento di capitale (nell’ordine dei 2-300 milioni) per abbattere l’indebitamento, mentre il piano verrebbe finanziato prevalentemente con linee di credito.