I soci Coop danno scandalo: una "lista nera" anti Israele

Alcuni soci Coop della Toscana chiedono di indicare se la merce proviene dallo Stato ebraico. I dirigenti prendono le distanze ma l'imbarazzo resta. Il presidente nazionale delle Coop: <strong><a href="/a.pic1?ID=326568">&quot;Lasciamo i clienti liberi di scegliere&quot;</a></strong>

Roma - Mettere all’indice i prodotti israeliani, in modo da permettere alle famiglie che vanno a fare la spesa una «libera scelta». In altre parole, appendere nei supermercati una lista di prodotti «made in Israel» per mettere i consumatori di fronte all’alternativa secca: boicottare o no il paese mediorientale, escludendo dal carrello i prodotti che vengono da lì? Esercitare o no quella che nel linguaggio dei siti anti Israele è «un’efficace campagna di boicottaggio dell’economia di guerra israeliana, come forma di sostegno al diritto all’esistenza e alla resistenza del popolo palestinese contro il colonialismo israeliano?».

La richiesta è seria ed è arrivata alla potente Coop fiorentina attraverso una lettera firmata da circa 150 soci e clienti, per lo più pisani, nella quale si chiede di indicare quali sono gli articoli di produzione israeliana e quelli prodotti direttamente nei territori o da aziende che abbiano rilevanti interessi economici nei territori. «Crediamo - scrivono - che i soci e i consumatori abbiano diritto» a saperlo «per poter esercitare liberamente una propria scelta di pressione economica e politica».

I firmatari, facevano sapere dalle Coop appena la notizia si era diffusa, non sono soci attivi. Come dire, non sono dei nostri, vengono da altre organizzazioni. Gli occhi si sono quindi tutti rivolti prima sui sindacati di base. Poi sull’Arci, altra organizzazione vicina alla sinistra. In particolare il Circolo Agorà di Pisa, da sempre attivo nella campagna anti Israele. Cinque anni fa, per lo stesso motivo, fecero scoppiare un caso nella scena politica locale, creando imbarazzi anche a sinistra. «Noi aderiamo, ma non siamo solo noi», assicura Walter Lorenzi, uno degli animatori dell’Agorà che individua i promotori in quelli del locale Forum palestina, al quale aderiscono anche circoli di Rifondazione comunista e sindacati di base.

Questa ultima iniziativa ha varcato i confini di Pisa. Si è mosso anche il ministro alle Politiche europee Andrea Ronchi, che ha chiesto alla Coop di condannare la lettera che «accende sentimenti antisemiti». Invito raccolto a metà. Anche Altero Matteoli, ministro dell’Agricoltura e toscano doc ha condannato la «insensata lettera» dei soci coop.
Titubanze a parte, è certo che la lista non entrerà nei negozi gestiti dalle cooperative. Il boicottaggio rimane, per il momento, confinato a Internet, dove circola da anni. «Sono gli stessi che volevano le liste dei negozianti ebrei di Roma. Tra l’altro scrivono un mucchio di balle», ad esempio includono aziende che non hanno niente a che vedere con Israele, spiega Angelo Pezzana animatore del sito Informazione Corretta.