I soci di Fingruppo pronti a giocare la carta dell’aumento

La società che controlla Hopa è avviata verso il fallimento

da Milano

Novità importanti per Fingruppo, la holding che detiene la quota di maggioranza relativa di Hopa, a due giorni dall’udienza che potrebbe decretarne il fallimento e chiudere così l’avventura della «razza padana».
Secondo quanto riferito da fonti finanziarie, gli azionisti bresciani di Fingruppo (tra cui Emilio Gnutti, Romano Marniga, i fratelli Lonati, Leonardo Bossini e molti altri industriali bresciani) sono «pronti a mettere mano alle tasche in modo significativo» per convincere il tribunale di Brescia, nell’udienza di domani, a non dichiarare il fallimento della società. Si parla di «numerose decine di milioni di euro» che i soci si sarebbero impegnati «irrevocabilmente» a versare nelle casse della società il cui patrimonio (33 milioni il rosso a fine aprile) è stato falcidiato dalla perdita di valore di Hopa dopo le minusvalenze registrate sulle partecipazioni bancarie e sulla quota in Telecom, oggetto di un pegno escusso a marzo da Royal Bank of Scotland.
Nel perorare un futuro per Fingruppo, i rappresentanti della società potrebbero anche fare riferimento alle trattative con Equinox, il fondo guidato da Salvatore Mancuso e partecipato da Intesa Sanpaolo e da molti imprenditori italiani, giunte «a uno stadio molto avanzato» e su cui si continua a lavorare in questi giorni. All’udienza, si fa notare, «potrebbero presentarsi anche le banche» verso cui Fingruppo è pesantemente esposta (410 milioni di cui 284 a vista). Da parte degli istituti di credito ci potrebbe essere una rinuncia a parte dei crediti o una conversione in capitale e comunque rassicurazioni sulla volontà di non mettere finanziariamente alle strette Fingruppo.
Secondo quanto riferito, da parte bresciana c’è fiducia «perchè il giudice consideri bonariamente la questione» e non dichiari il fallimento di Fingruppo. Nella richiesta avanzata sul finire di giugno al tribunale di Brescia, i pm Silvia Bonardi e Antonio Chiappani, avevano ricostruito la galassia debitoria di Fingruppo, chiedendone il fallimento in quanto, a loro avviso, ricorrevano tutti i presupposti per dichiarare lo stato d’insolvenza.
Dei 410 milioni di euro di debiti, 154 milioni sono dovuti alla Popolare di Lodi e 101 al Monte dei Paschi di Siena. Fingruppo ha inoltre contratto un finanziamento strutturato da 93 milioni con Morgan Stanley: a marzo ne andranno restituiti 109,9. Impegni minori sono stati presi nei confronti di Unipol (16 milioni), Intesa Sanpaolo (9 milioni) e Banca di Roma (8 milioni). Su Fingruppo, che ha chiuso il 2007 con una perdita di 453 milioni, gravano ulteriori obblighi di acquisto di immobili per 26 milioni.