I sogni di gloria

È la rivincita dei numero due. Di quelli che arrivano sempre secondi e non perché siano peggiori, più lenti o più brutti. Ma perché è il destino che ti fa già partire in ritardo. Secondi figli, cadetti nelle scelte, riserve nelle ambizioni di potere, panchinari di gloria che spetterà (prima) agli altri. In ogni famiglia la storia si ripete, ma quando ti chiami Gonzaga la posta in gioco è molto alta: alla dinastia cadetta dei signori di Mantova, alla morte di Ludovico II, non restò che lasciare la bella capitale e ritirarsi a Rivarolo, piccola pieve fra Oglio e Po. Correva l’anno 1432 e per tre secoli quello divenne il loro piccolo «anti» regno. Vespasiano, Pirro, Scipione: portarono pure nomi «romani» e guerrieri questi Gonzaga, ma fra le nebbie della pianura, manco fosse un deserto dei tartari, non sarebbe arrivato nessun nemico ad attaccare loro. Semmai gli altri. I Gonzaga cadetti si chiusero in un borgo turrita, ma le mura più che di difesa erano un vezzo di bellezza e perfezione architettonica: nessuno le distrusse mai tanto che, ancora oggi si possono ammirare quasi integre, poderose ed alte sette braccia. Oggi una mostra nel quattrocentesco palazzo pubblico di Rivarolo ne celebra i fasti e le nostalgie attraverso una cinquantina di opere originali, fra cui capolavori inediti o spesso inaccessibili perché appartenenti a collezioni private. Curata da Leandro Ventura e Ruggero Ruggeri,l’esposizione, voluta dalla Fondazione Sanguanini, con il patrocinio di Provincia e Pro loco, resterà aperta fino al 30 novembre. Nel loro splendido isolamento i Gonzaga si dedicarono alle arti e fecero bene a diversificare gli interessi: così passarono comunque alla Storia. Vespasiano ( 1531 - 1591) che, con la madre Isabella Colonna, aveva riparato fin da bimbo nelle campagne mantovane fece di questo borgo un marchesato: aveva il pallino dell’urbanistica e pochi anni più tardi trovò anche la quadratura del cerchio, «progettando» la sua città ideale a Sabbioneta. Di lui sono esposti ben 8 ritratti: c’è quello attribuito a Frans Pourbus il Vecchio che è arrivato da Boston, ma il più intenso ritratto del duca di Sabbioneta lo ha firmato Anthonis Mor e arriva dai Musei civici di Como. Fra gli altri pezzi forti della mostra, sono le due tele firmate da Tiziano e dai suoi collaboratori: dalla collezione Koelliker arriva il ritratto di Federico II, ma è naturale che il Vecellio si cimentasse con la bellezza di Giulia, la figlia di Ludovico: è lei che Ariosto, già abituato alle bellissime del Rinascimento, come la sua amica e mecenate Isabella D’Este Gonzaga, celebra nell’Orlando Furioso: «Dovunque il piede volge e dovunque i sereni occhi gira, non pur ogni altra di beltà le cede,ma, come scesa dal ciel dea, l’ammira». E per passare alla storia, celebrati così, in fondo, forse questi Gonzaga delle nebbie, avrebbero mediato volentieri, con un secondo posto sul podio della vita.