Tra i sogni di Rooney e Messi Bale si presenta come un incubo

MilanoE' il momento di Leo Messi, se vedi in giro uno dell'Inter e non gli chiedi qualcosa di Messi non sei all'altezza, non hai capito, sei fuori, non sei sul pezzo. Non si sottrae neppure il presidente che anzi ci sguazza e sembra impossibile che a nessuno sia passato per la testa che un po' ci marci. E' stato lui ad aprire il fuoco e adesso fa finta di sorprendersi: «Messi è stato molto gentile, ha detto che le mie dichiarazioni erano uno scherzo… E poi gli scherzi non si sa mai come vanno a finire...», ha detto pochi istanti prima di entrare a San Siro, e così ha lasciato ancora tutto in sospeso. E siccome non deve aver dato troppa soddisfazione ecco il secondo colpo: e Rooney? «Rooney? Sto pensando alla gara di questa sera che mi preoccupa, a Rooney non ci sto pensando». Quasi contemporaneamente l'Ad Ernesto Paolillo faceva capire che l'argomento è caldo: «Messi resta un sogno, perché ha un prezzo irraggiungibile, ma a gennaio torneremo sul mercato con due rinforzi. L'obiettivo è rifinire ma non stravolgere, per risolvere qualche lacuna».
Adesso è così, dopo Messi è il momento di Rooney, vediamo quanto dura. Nell'ordine erano passati Kuyt, Fabregas, Aguero, Torres, Furlan, Schweinsteiger. Kakà all'Inter vale Messi o Rooney.
Intanto ieri sera imperversavano i soliti, tipo il capitano Saverio Zanetti, figlio di immigrati italiani, uno che è qui a San Siro dal secolo scorso, era il 1995. Il 16 aprile di quest'anno, Inter-Juventus 2-0, ha disputato la 500ª partita in Serie A. Un mese dopo a Madrid, 22 maggio, ha messo su la 700esima maglia nerazzurra nel giorno della Champions League. E' il giocatore e il capitano più vincente nella storia dell'Inter, il 10 agosto ha rinnovato fino a giugno 2013 ed è comprensibilmente preoccupato perché vede quella data talmente vicina che non gli fa chiudere occhio. Prima della sfida col Tottenham ha detto due cose: che è orgoglioso di infilare questa maglia e spera di giocare ancora a lungo con l'Inter. Ha detto due volte la stessa cosa. Passa per uno troppo aziendalista per dire quello che pensa ma Cambiasso un giorno ha confidato che quando il capitano apre bocca non deve mai alzare la voce. E non deve mai ripetere. Dietro tutte le scelte societarie c'è sempre stato lui, magari senza mai mettersi di traverso. Come eri sera, quando dopo un niente ha fatto gol col piattone, un'evento, più di settecento partite, una ventina di reti. E con lui ieri sera c'era Stankovic, un altro tipo: se le cose stanno così non sarà mai troppo semplice trovare una maglia in questa squadra. Magari è il suo limite. Cordoba, Materazzi, Samuel, tutta gente che è qui da una vita e ogni anno ne ha uno in più. Per ora non c'è partita, specie se giochi contro la squadra sbagliata come lo era ieri sera il Tottenham di Redknapp, finito dopo nemmeno un quarto d'ora, e chissà che idea si sarà fatto il gallese, quel Garreth Bale che cerca mezza Europa, Moratti compreso e che improvvisamente ha riacceso la partita nel finale firmando un’incredibile tripletta. Dicono che alla Eglwys Newydd School che frequentava da piccolino fosse un ottimo hockeista, meglio ancora nel rugby. E un po' c'ha pensato sul serio prima di darsi al football, poi devono averlo convinto le sterline. Adesso Redknapp dice che ci vogliono almeno 40 milioni per portarselo via. Anzi dice che è incedibile e poi si fa una risata. Bene, ieri sera il giovane Garreth Bale ha girato qua e là alla ricerca di un posto tranquillo. E alla fine ha trovato tre gol: nemmeno con il rugby o con l'hockey poteva andargli meglio, tutta colpa di Saverio e i suoi fratelli, gente che ti toglie la speranza. E magari è proprio questo il vero avversario. Tranquilli, tra un po' magari smettono.