I soldati di Prodi contro gli amici dei suoi alleati

I guerriglieri sono appoggiati dalla sinistra: «Ci vuole anche il loro assenso»

Fabrizio de Feo

da Roma

Romano Prodi e Massimo D’Alema confermano la volontà del governo italiano di farsi carico degli impegni previsti per il dispiegamento di una forza multinazionale di pace in Libano. E dal centrodestra arriva una prima risposta politica.
È Pier Ferdinando Casini il regista della contromossa parlamentare. «Chiedo, a nome dell’Udc, ai presidenti Marini e Bertinotti l’immediata convocazione delle Camere o, nel caso in cui non fosse tecnicamente possibile, l’immediata convocazione delle Commissioni Esteri e Difesa, perché il governo venga a riferire i termini degli impegni assunti nelle sedi internazionali in ordine alla formazione di una forza multinazionale di pace da dispiegarsi in Libano sotto le bandiere dell’Onu» dichiara in una nota il leader dell’Udc. «L’approvazione della risoluzione 1701 avvenuta al Palazzo di Vetro in queste ore - spiega Casini - impone anche al nostro Paese di chiarire in quali termini e con quali regole d’ingaggio si configuri una partecipazione militare italiana che presumibilmente comporterebbe non pochi rischi per il nostro contingente. Non si può ulteriormente rinviare un’assunzione di responsabilità del Parlamento». Il messaggio non resta fissato solo sulla carta ma si tramuta anche in una iniziativa diretta di Casini che telefona a Fausto Bertinotti e gli fa presente la necessità di «non espropriare il Parlamento». Un colloquio che produce un primo risultato concreto, visto che Bertinotti si dice pronto a riunire dopo Ferragosto le Commissioni Esteri e Difesa della Camera. E Marini offre la stessa disponibilità. Il tutto mentre Romano Prodi annuncia di aver «sentito Letta, Casini e Fini» e saluta positivamente «la risposta unitaria dei partiti dell’opposizione» sulla missione di pace. L’iniziativa dell’ex numero uno di Montecitorio non resta isolata e viene rilanciata al Senato da Francesco D’Onofrio. «Ritengo essenziale che anche il Senato partecipi alle deliberazioni concernenti le decisioni italiane relative alla situazione in Libano» dice il capogruppo Udc. «Chiedo dunque al presidente Marini di procedere a convocare l’Assemblea autonomamente, nella data che gli sembra più opportuna», oppure «d’intesa con il presidente della Camera di trovare una soluzione concordata per riunire la Commissione Esteri e Difesa di entrambe le Camere». Diversamente «tutte le firme dei senatori Udc e non solo sono già pronte per la convocazione straordinaria del Senato».
All’iniziativa si uniscono molti parlamentari del centrodestra che fanno propria la richiesta centrista. «È bene che si faccia chiarezza in Parlamento sulla posizione del governo» dice Maurizio Gasparri di An. «È una scelta delicata e bisogna verificare la consapevolezza dei rischi a cui si andrebbe incontro, non è una gita turistica. L’esecutivo ha finora tenuto una posizione equivoca. Diliberto, ad esempio, si è vantato di aver stretto le mani dei capi di Hezbollah». Plauso convinto arriva anche da Ignazio La Russa. «La richiesta di Casini non fa una grinza. Sono curioso di vedere come Prodi e il suo governo riusciranno a conciliare il pacifismo antiamericano con l’interventismo». Piena condivisione all’iniziativa viene espressa anche dal segretario della Dc, Gianfranco Rotondi per il quale «sarebbe offensivo se il Parlamento, per una questione di carattere tecnico, non fosse convocato». Si schiera a favore anche Forza Italia. Sandro Bondi definisce «giusta e opportuna» la proposta di un «limpido confronto tra le forze politiche». Entra più nello specifico della risoluzione Onu, Fabrizio Cicchitto. «La risoluzione 1701 per essere una cosa seria richiede truppe di interposizione che abbiano regole di ingaggio tipo enduring freedom e non peacekeeping, altrimenti Hezbollah si farà beffa di esse. È evidente che una missione così impegnativa avrebbe un vasto consenso parlamentare».