«I soldi degli italiani valgono di più»

Nella cartellina di Claudio Scajola - che è ministro per lo Sviluppo economico, uno dei più apprezzati del governo Berlusconi secondo i sondaggi, ma è anche una delle anime politico-organizzative più significative del Pdl - ci sono dati che testimoniano di un Pd allo sbando («Franceschini si è rifugiato nella resistenza e nell’antiberlusconismo, gli unici due argomenti che gli sono rimasti») e di ottimi risultati per Pdl e Lega. Lega soprattutto: «Ha saputo costruire una rete capillare di presenza territoriale al Nord e ogni tanto fa il partito “di governo e di lotta”. Ma sta a noi del Pdl creare una sintesi politica che valorizzi l’identità nazionale e il dinamismo delle diverse aree del Paese, con una più radicata presenza sul territorio».
E poi, nella cartellina, c’è un nome. Il nome è quello del candidato sindaco di Imperia, che si chiama Paolo Strescino. E, fin qui, sembrerebbe trattarsi di una notizia da cronaca di Imperia. Ma, in realtà, quel nome è il simbolo della rivoluzione copernicana del Pdl e, soprattutto, la migliore testimonianza che quelli di Scajola sono fatti e non slogan. Spiego subito perchè, in quattro mosse: a) Strescino è un ragazzo che ha 32 anni; b) in questo momento è il coordinatore di Alleanza nazionale a Imperia; c) Imperia è la città di Scajola, di cui lui stesso è stato sindaco; d) Forza Italia a Imperia ha il 42 per cento dei voti e, quindi, se si fosse ragionato con vecchie logiche, avrebbe potuto esprimere il candidato sindaco senza alcuna obiezione. E invece, Strescino.
Ministro cosa significa? Che, abdica in casa sua?
«Significa che la scelta dei candidati alla prossima tornata amministrativa si è basata non sui partiti di provenienza all’interno del Pdl, ma sulle possibilità di successo di ciascuno di loro. Puntando sui giovani».
Ottimo proposito. Però sono comunque scelti dai vertici del partito. Non è più trasparente il meccanismo delle primarie?
«Tutt’altro, e le spiego perché. Le primarie sono estranee alla cultura politica italiana e, fino ad ora, sono state o con vincitori già predeterminati o con meccanismi assolutamente poco trasparenti. E mi pare che il fatto che le primarie non funzionano sia dimostrato proprio dal caso di Veltroni, a cui pure occorre riconoscere il grande merito di aver rotto con la sinistra radicale con un atto di coraggio».
Niente primarie, d’accordo. Ma l’alternativa?
«Le dico cosa stiamo facendo oggi (ieri per chi legge, ndr) a Varazze per le candidature in Liguria, la mia regione, con un modello che contiamo di esportare anche ad altre regioni. Abbiamo scelto i nomi più affiatati con il territorio, li abbiamo verificati con sondaggi scientifici e sottoposti agli stati generali degli eletti e dei rappresentanti delle categorie. Poi, gli organismi dirigenti ratificheranno questi nomi che nascono dal basso e non dai vertici».
Di fatto, non c’è opposizione. Per voi è meglio o peggio?
«Peggio, molto peggio. Non sappiamo chi sono i nostri interlocutori titolati a parlare e, fra quelli ipotetici, ognuno dice una cosa diversa».
Su una cosa, però, sembrano concordi: strillare alla crisi.
«È un atteggiamento deleterio, per i meccanismi psicologici che si creano. Pensi che, fra tanti settori in sofferenza, ce n’è uno che ha un boom, ed è quello della produzione di cassaforti. Significa che molti, impauriti dagli allarmismi, non solo non spendono, ma non depositano nemmeno i soldi in banca».
Li biasima?
«Vogliamo evitare questi meccanismi. Tanto più irrazionali se si considera che coloro che hanno un posto di lavoro, pubblico o privato, hanno visto aumentare il proprio potere di acquisto: i salari sono cresciuti del 3,5 per cento nel 2008 e l’inflazione parecchio di meno».
E quelli che un posto non ce l’hanno?
«Proprio questo è ciò su cui sto lavorando: creare posti di lavoro, non cassa integrazione».
Ottimo proposito. Ma come si realizza?
«Ad esempio, con le iniziative sui progetti innovativi che ci vengono presentati. Finanziamo il 40 per cento del necessario per portare avanti le idee nuove. Se fra tre anni gli imprenditori che hanno avuto l’idea avranno realizzato degli utili, inizieranno a restituire i soldi attraverso le tasse. Pensi che, in pochissimo tempo, sono già arrivati progetti da oltre tremila imprese».
Idea splendida per sviluppare la creatività italiana. Ma, su tutti, aleggia sempre il problema energetico. Con il presidente Berlusconi, in settimana, avete lanciato il piano nucleare. E nel frattempo?
«Ad esempio, oggi incontrerò in Irak i sette ministri che si occupano delle materie del mio dicastero. E firmerò un accordo che ci permetterà di avere in Italia un’altissima percentuale del petrolio estratto in Irak».
Ma il viaggio non era slittato nelle scorse settimane per rischi segnalati dai servizi segreti?
«Corro volentieri qualche rischio per il bene del nostro Paese. E questo viaggio è davvero molto importante per l’Italia e per le sue imprese».