I soldi delle offerte sono pochi La chiesa riapre a Pasqua

TrevisoA meno che qualcuno dei parrocchiani di Fontanelle di Treviso non muoia (gli scongiuri sono ammessi), con conseguente funerale, o, più gioiosamente, non abbia intenzione di convolare a giuste nozze, con richiesta di matrimonio religioso, la chiesa arcipretale di San Pietro resterà chiusa fino a Pasqua. Con tanti auguri di buon Natale e di buon anno.
In occasione delle messe di queste ultime feste, don Stefano Taffarel, parroco di Fontanelle, un comune di cinquemila anime della diocesi di Vittorio Veneto, ha gelato i fedeli con questa incredibile decisione. Già, perché se non la prendeva, i medesimi fedeli sarebbero stati gelati dalla chiesa stessa, destinata a rimanere senza riscaldamento per mancanza fondi. E perché non ci sono fondi a sufficienza? Semplice, perché le offerte non bastano più a coprire il costo della bolletta del gas. Poi, a Pasqua, col ritorno della mite primavera, non sarà più necessario accendere il termosifone e quindi si tornerà a dire messa in questa grande chiesa. Nell’attesa, tutto è spostato nella chiesetta più piccola del centro, più raccolta e per questo meno costosa.
C’è la crisi, poco da fare. I costi aumentano e, par di capire, le offerte diminuiscono. Certo, quella di don Taffarel ha tanto il sapore della provocazione. Lui usa toni contabili, da ragioniere, da organizzatore. La Tribuna di Treviso ha riportato l’annuncio pubblicato direttamente dal bollettino parrocchiale di Fontanelle, probabilmente per evitare che uscisse prima sul bollettino dei protesti. «Dopo le festività, dal 14 gennaio 2012, con la messa prefestiva del sabato - si legge - saremo costretti a portare tutte le celebrazioni, eccetto funerali e feste grandi, al centro, fino a Pasqua, in considerazione degli ingenti consumi. Adesso come adesso, le offerte raccolte in chiesa non coprono le spese del riscaldamento e della corrente».
Ovviamente, per essere sicuro che il concetto non sfuggisse ai lettori distratti del bollettino parrocchiale, don Taffarel ha ribadito il concetto direttamente dal pulpito. L’eccezione ammessa per «funerali e feste grandi» ha direttamente a che fare con l’aspetto economico più che ecumenico: in caso di queste celebrazioni particolari, infatti, sono i fedeli interessati a garantire la copertura della spese con offerte particolari. Evidentemente le messe normali non suscitano la generosità auspicata e così il sacerdote non riesce più a chiudere i conti.
C’è la crisi, si diceva. Ma qui siamo nel cuore del Nord Est, a due passi dalla cittadella dei Benetton, dove i soldi, nonostante gli ultimi rovesci, non sono mai mancati. Per questo l’avvertimento, per quanto rispettoso, inviato via pulpito e via stampa dal parroco nasconde una certa delusione. Non poteva certo dire, «cari fedeli, non fate i taccagni e mettete mano al portafogli», anche perché i tempi sono quelli che sono. Ma la chiusura della chiesa fino a Pasqua e il rumore mediatico che questa decisione inevitabilmente ha provocato, forse porteranno a rimedi alternativi. Che non possono prevedere, però, operazioni di finanza straordinaria, tipo la vendita della pala d’altare di Francesco Montemezzano, risalente alla metà del sedicesimo secolo, che impreziosisce questo luogo di culto. Piuttosto si cercherà di guarire la comunità dal morbo del braccino corto, magari a costo di fissare un prezzo equo per ogni celebrazione.