«I soldi per i supplenti ci sono: chiamateli»

I presidenti dei consigli di istituto di venti scuole genovesi si organizzano per protestare con i dirigenti scolastici a proposito delle supplenze fantasma. «Nelle nostre scuole accade sempre più frequentemente che, in caso di malattia dell’insegnante, i bambini e i ragazzi vengano divisi, distribuiti e parcheggiati in altre classi, inficiando così il diritto allo studio previsto dalla Costituzione e in molti casi anche andando contro le condizioni di sicurezza stabilite per legge - scrivono i presidenti dei consigli di istituto - Ovviamente tale soluzione, accettabile solo nel caso di un’assenza improvvisa per una giornata, non è mai stata prevista da alcuna legge o circolare, anzi dal Ministero è stata correttamente richiamata più volte la necessità di “non incorrere in una sospensione della didattica nei riguardi degli allievi interessati”». «Va comunque assicurato l’insegnamento - dice Tatti Vassallo, presidente del consiglio di istituto del Firpo Buonarroti, e animatrice del coordinamento tra i cdi delle scuole - Invece i nostri dirigenti scolastici ci hanno fatto capire che sono costretti a non chiamare i supplenti a causa di un’eccessiva esposizione finanziaria degli istituti che non sarebbero nemmeno in grado di pagare i supplenti che chiamano». Ma non è così, infatti i genitori portano a loro sostegno una disposizione ministeriale ben precisa che stabilisce come le supplenze bervi possono contare su finanziamenti aggiuntivi da parte del ministero, nel caso di necessità documentate. «Chiediamo ai dirigenti che si incontrino con noi - dice Vassallo -per discutere di queste possibilità».