Per i soliti noti dare notizie è «fare dossieraggio»

Carissimo Granzotto, sono costretto ad ammettere che con gli ultimi avvenimenti l’immagine che avevo di lei si è un po’ appannata. La facevo più importante, più pericoloso per la tenuta delle istituzioni e delle parti sociali. E invece neanche una perquisizione corporale, neanche un avviso di garanzia, neanche un sequestro del suo telefonino. M’aspettavo come minimo l’interessamento di Woodcock, il pubblico ministero che non perdona, e invece la sua attenzione è andata a Sandro Sallusti e Nicola Porro, elevati così a pericoli pubblici numero uno e due. Lei, carissimo Granzotto, mi delude. Possibile che non sia un pericolo pubblico anche di bassa classifica, tipo sei o sette? Possibile che non dossiereggi almeno un poi? Mi conforti, mi dica che ben chiusi nel cassetto lei conserva una dozzina di dossier e che aspetta solo l’occasione per tirarli fuori attirandosi un’intera compagnia di carabinieri. Posso sperare?
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Ma quale dozzina, caro Roberti! Io sono un dossierista della prima ora e siccome la prima ora scoccò quasi mezzo secolo fa, può ben immaginare il tonnellaggio di dossier che ho accumulato e che occupano altro che un cassetto, ma svariati armadi. Quelli su supporto cartaceo. Quelli in versione telematica, 40 gigabites, se sa cos’è un gigabite. Ho praticamente un dossier su tutti, da anni registro ogni qualsivoglia cretinata scritta dai repubblicones, tutte le giravolte intellettuali, tutte le marcindrè. E tutte le balle. Da anni tengo conto delle frasi memorabili della Casta. Per capirci, i soli dossier dedicati a Pier Luigi Castagnetti, Rosy Bindi, Antonio Di Pietro, Romano Prodi e Giuliano Amato, ai quali recentemente si sono aggiunti quelli riservati a Debora Serracchiani e ai farefuturisti Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e la squisita, elegante e forbita Angela Napoli, messi l’uno sull’altro farebbero ombra alla Petronas Tower di Kuala Lumpur (metri 452). Oggi rivelare alcunché di non ruffianesco, di non apologetico riferito a un personaggio noto della politica o della società civile viene detto «gettare fango». Questa non l’ho ancora ben capita: in senso figurato e nella nostra lingua madre «infangare» ha in sé un connotato negativo. Sottintende la calunnia, la falsa o comunque ambigua accusa. Ma se uno scrive che in località Montecarlo, al civico 14 di Boulevard Charlotte risiede Tizio, fratello della convivente di Caio, dov’è la calunnia, dove la falsa accusa, dove l’ambiguità? Boh. Non l’ho capita, dicevo, ma mi adeguo e dunque, se volessi, se squadernassi i miei dossier, potrei tranquillamente ricoprire con sei o sette spanne di fango (e di ridicolo, che è il fango che appiccica di più) metà Palazzo e dintorni. Come vede, caro Roberti, sono un artista, sono il Raffaello, il Pinturicchio del dossieraggio: nulla mi sfugge e tutto annoto, a futura memoria. Sono, se preferisce il linguaggio pirotecnico, una bomba a orologeria. Se mi girasse, se me ne venisse l’estro, farei partire l’orologio e bum!
Ammetto, questo sì, di non aver mai fascicolato, di non aver mai dossierato la signora Emma Marcegaglia. Non è interessante. Deve essere una questione di appartenenza perché, come risulta agli atti, in senso dossieristico la signora Marcegaglia non interessa nemmeno ai colleghi del Giornale. Come abbiamo esaurientemente dimostrato, l’opera di dossieraggio nei suoi confronti è invece tutta di mano sinceramente democratica. In questa versione, tuttavia - sarò lento di riflessi ma anche questa non l’ho capita - guai a chiamarlo dossieraggio. È «impegno nel civile», è puro distillato del diritto/dovere di informazione, è il sigillo di una stampa libera, democratica e, mi raccomando, indipendente (ora mi metto di buzzo buono e sui farabolani che sparano simili fesserie ci apro un dossier).