«I somali dicono no al fondamentalismo e vogliono la pace»

Fausto Biloslavo

L’unico governo somalo è quello insediato a Baidoa e scaturito dalla conferenza di riconciliazione nazionale tenutasi in Kenya, con la sponsorizzazione della comunità internazionale. Con le Corti islamiche si tratta e l’Italia potrà giocare un ruolo fondamentale nella pacificazione del disgraziato Paese, dove servono truppe di pace. Lo sostiene in un’intervista al Giornale Yusuf Mohammed Ismail Bari-Bari, 48 anni, inviato speciale del governo federale di transizione somalo presso l’Unione Europea.
Ieri lo sceicco Hassan Dahir Aweys, nuovo capo delle Corti islamiche a Mogadiscio, accusato di legami con il terrorismo internazionale, ha dichiarato che «la popolazione somala è musulmana al 100 per cento. Quindi il governo su cui troveremo l'accordo sarà basato sul sacro Corano e sugli insegnamenti del nostro profeta Maometto». Suona come un disconoscimento del governo transitorio, che punta ad insediarsi nella capitale, anche se altri esponenti delle Corti giurano che il negoziato con l’esecutivo di Baidoa continua. Yusuf Bari-Bari, che ha combattuto durante la guerra civile, fa il punto della situazione.
Come giudica la nomina di un «Parlamento» oltranzista delle corti islamiche a Mogadiscio, che vuole legiferare e governare? «Innanzi tutto non esiste un Parlamento di Mogadiscio, ma solo un Parlamento federale somalo, l’unica istituzione legittima. Inoltre vorrei ricordare che il governo di transizione è l’esecutivo che rappresenta legittimamente tutti i somali. Detto questo siamo pronti a discutere un accordo politico, a patto che rispecchi gli interessi del Paese».
Lo sceicco Hassan Dahir Aweys, che ha preso il potere all’interno delle Corti islamiche, ha dichiarato che concepisce solo un governo che si basa sulla sharia...
«Sarebbe meglio che non si strumentalizzasse l’islam per fini politici. La popolazione somala è di religione musulmana, ma non penso che questi signori siano più islamici di noi. È facile lanciare proclami, ma più difficile governare».
Gli americani lo accusano di terrorismo, ma lui sostiene che non ci sono campi di Al Qaida in Somalia. Che tipo è lo sceicco Aweys?
«Dico solo che la Somalia non ha bisogno di estremismo o del prolungamento della guerra civile».
Negli anni novanta Aweys ha combattuto duramente contro l’attuale presidente della Somalia Abdullah Yusuf, di cui lei è consigliere.
«È vero che all’epoca le regioni del Puntland si difesero da un attacco militare di un gruppo estremista (Al-Itihaad Al-Islaami nda) di cui faceva parte il signor Haweys. Sotto la guida dell’attuale presidente somalo, che oggi punta al dialogo, respingemmo l’attacco mirato anche ad allargarsi, influenzando persone ed organizzazioni estremiste in Etiopia, Gibuti e Kenya».
Una sorta di guerra santa internazionale?
«Non mi piace utilizzare il termine guerra santa, perché di santo non ha nulla».
Imposizione della sharia e proibizione dei megaschermi per assistere ai mondiali. La Somalia diventerà un emirato talebano?
«L’islam tradizionale somalo è pacifico e rifiuta interpretazioni distorte del Corano. Se qualcuno ha letture diverse può imporle a se stesso, ma è contrario al volere della stragrande maggioranza dei somali. I divieti sono stati assolutamente impopolari e ingiustificabili, anche sul piano religioso. Non esiste in nessun precetto del Corano la proibizione a vedere in tv delle partite di calcio».
L’obiettivo del governo è insediarsi a Mogadiscio trovando un accordo con le Corti islamiche?
«Siamo un esecutivo di riconciliazione nazionale e ci insedieremo nella capitale quando ci saranno tutte le condizioni politiche per svolgere il nostro mandato. Non abbiamo intenzione di imporci con la forza».
Perché auspicate una nuova missione di truppe di pace africane in Somalia?
«Nel nostro Paese c’è stata una lunga ed insensata guerra civile, che ha creato diffidenza fra i clan somali. La forza di pace darà “garanzie”. Inoltre il governo ha preparato un piano di sicurezza nazionale per formare la nuova polizia ed esercito somali e disarmare le milizie. Per realizzarlo abbiamo bisogno che venga tolto l’anacronistico embargo dell’Onu sulle armi».
L’Italia può avere un ruolo nel pacificare la Somalia?
«L’Italia ha ottime relazioni politiche e diplomatiche in tutto il Corno d’Africa e quindi è ovvio che abbia un ruolo che sarà destinato a rafforzarsi anche oltre il 2009, data stabilita per le libere elezioni nel mio Paese».