I sondaggi con Sharon: vincerà le elezioni

Fallisce invece il tentativo di far confluire Shimon Peres nella nuova formazione

Gian Micalessin

Ariel Sharon, ovvero la rivoluzione sono io. A 77 anni il volto simbolo del nemico per tutto il mondo palestinese è alla caccia di personalità arabe da trascinare nel proprio governo. E mentre Arik continua a stupire, lo stupore continua a regalargli nuovi consensi. Kadima, la sua nuova e rilucente macchina da guerra elettorale, è in testa a tutti i sondaggi. E i suoi avversari politici incominciano già a fasciarsi la testa.
Il più preoccupato per l’emorragia d’uomini e consensi è il vecchio Likud. E ne ha ben donde. Sharon, dopo averlo abbandonato e depredato di deputati e ministri, si prepara a trasformarlo in una formazione di seconda categoria. Shinui, il partito laico e antireligioso forte oggi di 15 seggi, non sta meglio. Occupando le trincee di centro, la nuova formazione del premier prepara di fatto la sua cancellazione dalla mappa politica. Fedele fin da ora al proprio nome, Kadima si spinge così avanti da rubare voti e consensi persino in casa laburista trascinando dalla propria parte la vecchia élite di centro sinistra allarmata dal massimalismo dell’ex sindacalista Amir Peretz.
L’ennesima conferma dell’attenzione con cui tutti guardano alla rivoluzione centrista di Sharon arriva dai rilevamenti commissionati da Yedioth Ahronoth, il più letto quotidiano israeliano, e da Ma’ariv, frizzante giornale d’opposizione. Secondo entrambi i sondaggi Sharon e il suo Kadima domineranno le elezioni del 28 marzo conquistando qualcosa come 33 o 34 seggi e imponendosi come principale formazione della Knesset. Al proprio fianco, in una coalizione garantita da una maggioranza di 62 seggi su 120, avranno almeno 26-28 deputati laburisti. Sugli scranni di un Likud condannato all’opposizione siederà una striminzita pattuglia di appena 13 parlamentari sopravvissuti alla strage degli oltre 40 di oggi.
La situazione dei vecchi compagni di partito di Sharon rischia alla fine anche di peggiorare. Il primo a capirlo è il capogruppo alla Knesset Reuven Rivlin che pronostica giorni cupi per il Likud. «Mentre la nave affonda bisogna lottare per salvarla e non per accrescere il proprio prestigio», ricorda ai pretendenti alla successione impegnati in una lotta a sei che minaccia di disgregare ulteriormente il partito. Lo scontro tra pezzi da novanta del partito come l’ex premier Benjamin Netanyahu, storico rivale di Sharon, il ministro degli Esteri Silvan Shalom, quello della Difesa Shaul Mofaz e il capofila della destra più estrema Uzi Landau, minaccia di trasformare le primarie del 19 dicembre in una guerra intestina. Per impedirlo Rivlin ha già dato ordine di serrare i ranghi allontanando immediatamente tutti i sospetti di connivenza con Sharon e mettendo sotto pressione tutti i funzionari e i responsabili locali del gruppo. Da ieri gli ordini di scuderia impongono a parlamentari e responsabili nazionali di contattare personalmente tutta la catena di funzionari, sindaci e amministratori locali sotto la loro tutela per accertare chi è deciso a restare nel partito, chi è titubante e chi si prepara a passare con il nemico.
Il ministro dell’Educazione, signora Limor Livnat, pretende intanto che tutti i fuoriusciti lascino immediatamente i loro posti di governo. «Perché - spiega ai giornalisti - sono stati eletti con i voti degli elettori del Likud e hanno poi abbandonato il partito».
L’opera di pulizia interna nelle speranze della leadership sopravvissuta all’esodo del proprio capo e di 13 fra ministri e parlamentari dovrebbe rinvigorire e ringiovanire il partito arrestando l’emorragia. Mentre lo spazio elettorale del Likud sembra restringersi, quello di Kadima è, però, ancora tutto da delimitare. Lanciando la sua offensiva nei territori inesplorati del voto arabo Sharon spera d’intercettare le centinaia di migliaia di elettori d’origine araba che nel 2000 - dopo la sanguinosa repressione delle manifestazioni d’appoggio all’Intifada palestinese durante il mandato del primo ministro Ehud Barak - giurarono di non votare mai più laburista. Grazie a quei voti e alla promessa di pace Barak aveva sbaragliato l’allora premier Netanyahu. Con la stessa promessa e alcuni volti noti dello schieramento arabo palestinese Sharon punta a contenere la sinistra laburista di Amir Peretz.
Sembra definitivamente fallito, invece, il tentativo di far confluire tra le file di Kadima anche Shimon Peres. L’82enne uomo simbolo del partito laburista, ma anche delle sue sconfitte, sembra aver definitivamente rifiutato i corteggiamenti di Sharon.