«I SOPRANO», CREATIVITÀ IN RIBASSO

A mezzanotte, ora delle cenerentole, gli appassionati della serie americana I Soprano (giovedì su Canale 5) possono finalmente godersi gli episodi della quinta annata, che almeno d'estate potrebbero essere anticipati d'orario. Breve riassunto per chi non avesse mai visto questa fiction: lo spunto di partenza ricorda quello alla base del film Terapia e pallottole interpretato da Robert De Niro nelle vesti di un mafioso che va in cura dallo psicanalista impersonato da Billy Crystal. In questa serie invece i problemi psicologici riguardano il boss mafioso italoamericano Tony Soprano, interpretato dall'eccellente caratterista James Gandolfini promosso nella fattispecie al ruolo di protagonista. Nel prosieguo del racconto il controverso rapporto tra Tony e lo psicanalista (che è una donna, tanto per rendere più intrigante il «match») fa da sfondo a una sequenza di gustose pennellate sulla mentalità, i vezzi, il linguaggio e le abitudini comportamentali della comunità che fa capo a Tony Soprano: non solo la mamma, la moglie e i due figli che gli creano non pochi problemi, ma gli amici, i nemici, i questuanti che gli chiedono favori, lavoro, aiuto. Non a caso la serie è stata vivacemente contestata nei primi anni di vita dalle organizzazioni di italoamericani che lamentavano una caratterizzazione stereotipata dell'ambiente e dei personaggi che lo popolano, dipinti in modo violento, cinico, volgare. In effetti non è che ne escano bene, Soprano e compagnia bella, ma c'è da chiedersi quale altro tipo di immagine ci si poteva attendere riguardo all'«onorata società». A merito degli sceneggiatori va detto che i dialoghi accarezzano i toni grotteschi ma non scivolano mai nella forzatura o ancor peggio scadono nella macchietta. Il che non era affatto facile, dal momento che il filone mafioso è ormai ampiamente sfruttato cinematograficamente e il principale pericolo era quello di cadere in un manierismo piuttosto scontato. Rimane però da dire che, tra le serie americane di maggior successo, I Soprano è quella che sembra accusare di più il passare delle stagioni. Autori e regia sanno sempre tenere in pugno la situazione, la non facile calibratura tra gli aspetti più cinici del copione e la sottile linfa ironica che lo pervade. Tuttavia, soprattutto negli episodi di questa stagione, si nota un certo calo di vitalità, un affievolirsi dei guizzi creativi che rendevano più godibile lo spettacolo. Lo stesso «vocabolario» dei Soprano, chicca autenica per gli aficionados che si segnano le espressioni più bizzarre (tipo: «lui mi era così vicino che sentivo l'alito del suo gel») pare avere temporaneamente esaurito le batterie. Speriamo sia davvero una questione di «ricarica», ovviabile fin dalla prossima stagione.