I sospetti di Berlusconi sull’attivismo del Colle

Per il Cavaliere l’affondo contro il Carroccio è eccessivo. Il dubbio è che Napolitano stia lavorando a un governo tecnico

Roma - Che da giorni il Quirinale fosse piuttosto irritato Silvio Berlusconi lo sapeva bene. E questa volta senza che servissero i buoni uffici di Gianni Letta. Il timore del Cavaliere, però, è che l’affondo arrivato ieri da Giorgio Napolitano non sia legato solo alle recenti frizioni sulla Banca d’Italia ma sia invece il segnale di una vera e propria «discesa in campo del Colle». Un’uscita «a gamba tesa destinata a destabilizzare il quadro politico». Perché - ragiona il premier con chi ha occasione di vederlo nel corso della giornata - che Napolitano fosse su tutte le furie per la frenata sulla nomina di Fabrizio Saccomanni alla guida della Banca d’Italia non è certo un mistero ma un «attacco» di queste proporzioni fa «presagire altro». Il tentativo, spiega più d’un ministro, di «dividere la maggioranza» in un momento già delicatissimo. Perché, racconta un importante dirigente del Pdl, «ormai il Quirinale ha fatto la sua scelte e nelle prossime settimane si muoverà direttamente sul governo». Per metterlo all’angolo e cercare di favorire la nascita di un esecutivo tecnico che arrivi a fine legislatura. Napolitano, insomma, avrebbe deciso che è arrivato il momento di staccare la spina. Ed è chiaro che se in una situazione così complicata si aggiunge anche la fronda del Colle per il Cavaliere la vita rischia di diventare davvero dura.

Certo, la vicenda Bankitalia non ha aiutato affatto. Perché per Berlusconi il nome di Saccomanni (gradito anche al presidente in pectore della Bce Mario Draghi) non è mai stato un problema. Anzi, fosse stato per il premier il nodo sarebbe già stato sciolto giorni fa. Il punto, però, è che s’è messo di traverso Giulio Tremonti. Che ha alzato le barricate su tutti i fronti. Non solo quello interno alla maggioranza trovando la solita sponda di Umberto Bossi ma anche quello del mondo bancario. Già, perché a fare andare su tutte le furie il Colle sarebbe stato il giro di telefonate informali fatto qualche giorno fa ai vertici degli istituti di credito italiani per sondarli su Saccomanni. La risposta - a cominciare da Banca Intesa - sarebbe stata piuttosto freddina con rilancio sul nome di Vittorio Grilli, l’attuale direttore generale del Tesoro sponsorizzato dal ministro dell’Economia. Una risposta - questo pensano al Quirinale - che sarebbe stata «imposta» dallo stesso Tremonti dopo fortissime pressioni sulle banche. Di qui l’irritazione verso il ministro dell’Economia e verso la Lega. Ma in qualche modo anche verso Berlusconi che pur preferendo Saccomanni - se non altro per evitare che Tremonti controlli non solo la Consob ma pure la Banca d’Italia - non riesce a sbloccare l’impasse.

Come detto, però, lo scontro su Bankitalia sembra essere solo la punta dell’iceberg. Perché l’affondo di Napolitano di ieri è stato durissimo. Con tanto d’invito a rivedere la legge elettorale che a Palazzo Grazioli interpretano come una spinta affinché la Consulta dichiari il referendum ammissibile. Altro elemento, questo, che per mille ragioni diverse contribuirebbe a rendere ancor più agitate le acque in cui navigano maggioranza e governo. Ecco perché sono in molti a pensare che Napolitano abbia deciso di «scendere in campo». Un’ipotesi concreta se sembra che il Pd abbia deciso di rompere ogni dialogo con la Lega sul federalismo. Francesco Boccia fa infatti sapere che lascerà la Bicamerale e sembra che Pier Luigi Bersani si stia preparando per un affondo in questo senso con l’obiettivo di «isolare» il Carroccio. Che se salta la Bicamerale sul federalismo perderebbe davanti al suo elettorato l’unica vera ragione per restare al governo con il Cavaliere.