I sospetti sul fuoco amico

La distruzione che la Grecia sta subendo ha assunto le dimensioni d'una calamità nazionale: una calamità che con i suoi bagliori funesti oscura - scusate il bisticcio - ciò che nei giorni scorsi è accaduto in Italia. In Grecia come da noi il fuoco non è quasi mai divampato per cause naturali. L'hanno appiccato sabotatori o vandali che, per loro fosche motivazioni, si compiacciono di violentare la natura, di incenerire la vegetazione, e anche di uccidere. Ci sono stati dei morti in Italia, quattro solamente a Patti, se ne sono contati oltre cinquanta in Grecia. Con logica impeccabile Michele Brambilla ha assimilato questi scellerati ai terroristi: ed ha invocato, da parte dello Stato - o per meglio dire da parte degli Stati - misure di prevenzione e di repressione adeguate alla minaccia. È evidente almeno per quanto riguarda l'Italia - ma credo che il ragionamento valga egualmente per la Grecia - che nei confronti degli incendiari le pene sono insufficienti e vengono raramente espiate; e che la magistratura pecca di cieca indulgenza quando etichetta come colposo un atto dal quale derivano rovine e lutti. E lasciamo stare la piromania, termine che evoca disturbi mentali. Qui si tratta d'altro.
Di questo si è discusso da noi i giorni scorsi, di questo si discute ora in Grecia. Accade purtroppo - ma è inevitabile - che la politica si inserisca in queste vicende. Un disastro umano, ecologico ed economico nello stesso tempo si ripercuote sul governo e sulle autorità: essendo frequenti, e il più delle volte giustificate, le proteste per la lentezza e per la macchinosità dei soccorsi. Il bipolarismo greco è di segno contrario a quello italiano. In Italia il centrosinistra governa e il centrodestra è all'opposizione. In Grecia governano i moderati di Karamanlis, e all'opposizione sono i socialisti di Papandreu. Eredi, sia l'uno sia l'altro, di dinastie politiche che dominano il Paese da oltre mezzo secolo. Si aggiunga che i greci andranno alle urne il 16 settembre per eleggere il nuovo Parlamento (Karamanlis è favorito nei sondaggi). Nella circostanza il fuoco può diventare, per i socialisti, fuoco amico: consentendo di sparare ad alzo zero sul governo.
Il discorso va invece portato secondo me fuori dalla melma della politica spicciola. Vorrei rifarmi alle osservazioni di Michele Brambilla per trarne - nel momento in cui le fiamme accomunano la Grecia e l'Italia - una conclusione: la società alla quale apparteniamo, le legislazioni e le istituzioni che reggono l'Occidente non sono idonee a contrastare come vorremmo, e come sarebbe necessario, fenomeni criminali tipici del nostro tempo. Non sono idonee a fronteggiare l'espandersi e il prosperare della criminalità organizzata e forme di terrorismo - che sono anche forme di criminalità organizzata - di cui la legge, e gli uomini di legge, non valutano sufficientemente la pericolosità. Esistono di sicuro situazioni europee che richiedono un'azione e una mentalità molto aggiornate. Si pensi a Duisburg, si pensi agli incendiari. Un'azione e una mentalità che non pecchino - e adesso capita con sconcertante puntualità - di utopismo e lassismo garantista.
Mario Cervi